Esplosione sulla Togliatti: trovata la presunta responsabile

Dopo l’esplosione aveva capelli e piede bruciati e aveva tolto la sim dal telefono per non farsi rintracciare

polizia-ambulanza


Le indagini sull’esplosione sono in corso, ma le accuse adesso sono tutte rivolte a Giovannina Serra, di 82 anni, che sotto sfratto da diverso tempo, avrebbe pensato bene di distruggere il palazzo dal quale era stata mandata via e dove aveva trascorso tanti anni della sua vita. A mettere subito sulle sue tracce gli inquirenti dopo l'incendio, soprattutto un biglietto trovato sul parabrezza di una smart con scritto: “Il signore la casa non ve la farà godere perché siete dei ladri”. Accuse pesantissime su di lei, a partire da quella di strage e omicidio, ma lei non ci sta e nega ogni coinvolgimento nella vicenda.

Alle tre del mattino del 20 gennaio, in una palazzina di via Galati, sulla Palmiro Togliatti, si è avvertito improvvisamente un fortissimo boato. Proveniva da un appartamento chiuso e disabitato, ma quel tragico evento, ha causato la morte dell’inquilino del piano superiore, un cinquantenne di origini napoletane e il ferimento di 21 persone. Questo senza contare il terrore di chi ha visto le fiamme lambire il proprio balcone ed ha deciso di gettarsi dalla finestra per tentare di salvarsi.

Poteva essere ancora più alto il bilancio dei deceduti e subito i sospetti sono andati alla donna che per venti anni aveva vissuto tra quelle pareti domestiche a Colli Aniene.

Di origini sarde, l’anziana signora era ricercata, ma è stata subito rintracciata nella sua nuova abitazione dalla Polizia di Stato del Commissariato San Basilio. Attualmente è in stato di fermo come disposto dall’Autorità Giudiziaria. I vigili hanno trovato una bombola del gas dalla quale sarebbe scaturita la deflagrazione.

Intanto, nelle scorse ore è stata medicata in ospedale perché ha i capelli e un piede bruciati, oltre che i vestiti carbonizzati. Secondo i primi accertamenti, la donna aveva anche tolto la sim dal telefono per non farsi rintracciare e questo ha insospettito ancora di più gli investigatori. Da tempo pare avesse dato segni di squilibrio, ma potrebbe essere stata aiutata da un complice. Quella casa di via Galati era importante per lei, ma dopo la morte del compagno i figli avuti dal primo matrimonio, hanno deciso di venderla e mandarla via. Un dolore, probabilmente, troppo grande per lei.

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