L'Ici e la Chiesa di Roma: il sondaggio di 06blog

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La crisi soffia forte e solleva polveroni antichi. Torna di prepotenza la polemica sull'esenzione Ici (che sta diventando Imu). Ma torna incontrando soprattutto un unico colpevole: La Chiesa cattolica. In realtà, tra le ipotesi di esclusione dall'imposta previste vi è quella che riguarda gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'art. 87, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con le successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.

La norma richiede il contestuale verificarsi di due condizioni: gli immobili sono esenti solo se utilizzati da enti non commerciali (no-profit) e se destinati all'esercizio esclusivo di una o più tra le otto attività individuate. Tuttavia la popolazione, basta dare un'occhiata ad internet, a facebook, considera i veri destinatari dell'agevolazione tutto gli enti della Chiesa cattolica, trascurando le altre confessioni religiose, gli enti pubblici, le onlus, le associazioni di volontariato, le organizzazioni non governative, le associazioni sportive, quelle di promozione sociale e persino i partiti politici.

Oddio, è proprio il caso di dire, tanto rigurgito giacobino non è solo figlio di campagne mediatiche mirate (qualcuna forse è anche nata dai poveri perseguitati della casta) ma è anche, dati alla mano, un comprensibile risentimento laico degli italiani. All'incirca il 20% del patrimonio immobiliare di tutto il paese fa capo alla Chiesa. Un quarto di Roma è intestato a diocesi, congregazioni ed enti del Vaticano. (Prima di votare leggete tutto l'articolo)

Non solo, c'è un bel business in questo settore. Da un po' di tempo il Vaticano ha cominciato a fare trading immobiliare, e poi ovviamente c'è il turismo religioso, che solo qui, nella Città Eterna, ha un giro di affari intorno ai 150 milioni di euro. Insomma, capite tutti, che se la gente punta il dito, forse è perché qualche sospetto di privilegio sussiste.


L'Osservatore Romano risponde precisando come sia falso che l'esenzione spetti per tutti gli immobili della Chiesa cattolica: essa è limitata a quelli utilizzati per le attività previste dalla legge. In tutti gli altri casi — librerie, ristoranti, hotel, negozi e per le abitazioni concesse in locazione — l'imposta è dovuta. La più odiosa delle accuse è quella secondo la quale l'esenzione verrebbe ottenuta inserendo una cappellina in un immobile non esente, così da farlo rientrare nel concetto di immobile destinato ad attività «non esclusivamente commerciali». È vero il contrario: una cappella all'interno del solito albergo perderebbe l'esenzione di cui, autonomamente considerata, godrebbe.

Da ultimo una precisazione circa l'esenzione spettante agli alberghi degli enti ecclesiastici. L'affermazione è falsa in quanto l'attività alberghiera non rientra tra quelle esenti. Lo sono invece gli immobili destinati alle attività «ricettive», quelli cioè ove si svolgono attività di «ricettività complementare o secondaria» definite da leggi nazionali e regionali e regolate, a livello di autorizzazioni amministrative, da norme che ne limitano l'accesso a determinate categorie di persone e che, spesso, richiedono la discontinuità nell'apertura: per esempio, pensionati per studenti, case di ospitalità per parenti di malati ricoverati in strutture sanitarie distanti dalla propria residenza, case per ferie, colonie e strutture simili.

E l'Avvenire, lo leggo sull'Espresso, cita anche il caso dell'Hotel Giusti, all'Esquilino, un albergo a una stella di proprietà delle suore di Sant’Anna, su tre piani, col quarto e il quinto piano dello stesso edificio occupati dal convento delle suore con tanto di cappella. La legge vigente è così rigida da far pagare l’Ici sull’intero edificio, compresi convento e cappella, che se fossero a sé stanti beneficerebbero invece dell’esenzione.

Detto tutto questo è interessante notare che la Chiesa, ufficialmente, conserva un atteggiamento quasi conciliante nella polemica. "L'auspicio nei confronti del governo Monti é che possa realizzare quel risanamento dei conti pubblici senza il quale l'Italia rischia tutto". Lo afferma il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al Corriere della Sera. Che però aggiunge pure:

La Chiesa paga l'Ici! Occorre dirlo visto che si parte sempre dall'assunto contrario. Le tasse non sono un optional. Detto questo, l'esenzione dall'Ici per talune categorie di enti e di attività non è un privilegio. E' il riconoscimento del valore sociale dell'attività che viene esentata e non riguarda solo la Chiesa ma anche altre confessioni religiose e una miriade di realtà non profit. Si tratta di chiedersi se il mondo della solidarietà debba essere tassato al pari di quello del business.

E voi che opinione vi siete fatti? Avrete un'idea, una proposta, che non sia solo una presa di posizione. 06blog è qui a far sentire la vostra voce. Come sempre. Partecipate al sondaggio e fateci sapere anche la vostra tesi.

Foto RondoneR

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