Oggi i funerali di Pino Daniele, nella sua Roma

Per anni aveva vissuto nel quartiere Prati, dove tutti lo ricordano

romapinodaniele  

Non senza polemica, alla fine si è optato per la par condicio: stamattina i funerali “ufficiali” di Pino Daniele al Santuario del Divino Amore tanto caro ai romani e celebrati dal sacerdote suo amico come da volere della famiglia; nel pomeriggio altro rito funebre a Napoli, quella sua città che lo ha reclamato a gran voce, bramosa di dare l’ultimo saluto a uno dei suoi figli più rappresentativi.

Se poi, come è circolato, la sepoltura avverrà nel cimitero di Talamone, piccolo borgo sulla costa grossetana sopra l’Argentario, il terzetto degli affetti è completo: Napoli il luogo della giovinezza e degli anni più cari anche se più poveri; Roma il luogo del lavoro, della fatica, ma anche del successo e delle soddisfazioni più grandi; infine la Toscana, il luogo della scelta, del riposo degli ultimi anni, dove il suo cuore malato poteva rinfrancarsi.

A noi di 06, per mandato e per natura, interessa la ‘seconda’ parte della sua vita, quella che lo ha legato alla nostra città, verso la quale è corso per sfuggire, invano, la morte, e così ci va di ripercorrere con voi stamattina, mentre vengono officiati i funerali, un bell’articolo dell’Ansa che è andata alla ricerca dei luoghi di Roma più cari al cantautore. Ne esce fuori il ritratto di una capitale discreta, riservata, a sua misura, e non una Roma vippettara e gossippara come a volte appare.

Pino aveva vissuto per un po’ nell’eleganza di Prati, ed è qui, perciò, che si ritrovano i ‘suoi’ posti, dal Caffè Royal in via Sabotino dove il barista ha gli occhi lucidi al rievocare le chiacchierate con il cantautore che gli regalava molti dischi e qualche biglietto per lo stadio, al palazzo dove aveva sede la sua prima etichetta – la Blue Drag – e dove sia il portiere che gli inquilini ne ricordano la presenza discreta e sempre educata.

Del bar Rosati apprezzava il caffè, e ciò è motivo d’orgoglio per i titolari essendo, lui, napoletano doc; alla pasticceria Antonini spesso faceva colazione sedendo a un tavolino con i figli e ordinando mignon. Poi, lo si vedeva alla gastronomia di zona, perché, da buongustaio, cercava i prodotti della sua terra, la mozzarella di bufala su tutti, mentre al negozio di dischi Allegretto acquistava album di ogni genere, compresa musica classica. Allo studio di registrazione Sound Design, invece, aveva montato le musiche per una fiction qualche anno fa: di lui rammentano la dedizione e la precisione nel lavoro, sempre in sala, non usciva mai.

Non ci vedeva bene, così per il quartiere girava sempre accompagnato dall’autista o dal figlio, mentre la sera non lo si vedeva molto, schivo com’era e restio a partecipare a feste e serate mondane. Un grande artista ma anche un grande uomo che era rimasto semplice e puro come la sua musica. Mancherà anche a noi romani, e questo è sicuro.

Foto | roberto scorta

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