Anarchici Vs Equitalia: pacco bomba nella sede romana


Troppo odio da una parte. Troppa durezza dall'altra, seppur per il nobile scopo della giustizia fiscale. E così qualcuno perde la testa. E' la brutta storia del Natale 2011, quella della bomba esplosa ieri nelle mani di un dirigente colpevole di lavorare nella più odiata ed iniqua società pubblica italiana, Equitalia.

L'attentato si è verificato ieri nella sede romana di Equitalia. E' stato già rivendicato: a spedire il pacco bomba al Dg Marco Cuccagna è stato un gruppo anarchico settentrionale, il Fai (Federazione anarchica informale), che ha già preannunciato, in una lettera allegata al precedente pacco bomba fatto recapitare in una sede tedesca della Deutch Bank, un nuovo attentato contro "banche e banchieri, zecche e sanguisughe". Per questo è già scattata a Roma, come altrove, la massima allerta.

Certo, a nessuno di noi piace quello che fa Equitalia. E non per il fatto che ci impone di pagare multe e tasse evase, perché questo è giusto. Ma per i metodi da sceriffo, per l'iniquità delle sanzioni, come l'ipoteca sulla casa, e per l'iniquità che Equitalia mette in campo quando deve trattare con un grande evasore invece che con un povero diavolo o un piccolo imprenditore disperato perché non arriva a fine mese. Ma le bombe no, perché a rimetterci è sempre e solo un uomo e perché alla fine le cose non cambiano. La storia lo dimostra.

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