Roma Criminale: Vecchi misteri e nuove verità


Mentre ottiene il successo agognato il docufilm di Faenza sul Giallo di via Poma, piuttosto ordinato e rispettoso nella ricostruzione, lo ammette anche la sorella della vittima, Paola, in una intervista a Il Messaggero, si torna a parlare del caso Cucchi.

Al processo sulla morte del giovane, che vede imputate dodici persone, il prof. Paolo Arbarello, responsabile dell'Istituto di medicina legale dell'università La Sapienza di Roma, è stato sentito in qualità di coordinatore del pool di esperti che hanno compiuto le indagini mediche su richiesta dei pm dopo la riesumazione della salma.

"I medici non hanno adottato tutti i provvedimenti che dovevano adottare. Se avessero agito diversamente, certamente si poteva evitare l'evento morte - ha dichiarato Arbarello - e la compatibilità tra le due lesioni e una caduta podalica (ovvero col sedere per terra) è totale. Cucchi era un soggetto sottopeso a livelli gravi, aveva un serio deperimento organico, una bradicardia marcata, alterazione dei parametri epatici e una sofferenza renale. Non c'è stata da parte dei sanitari un'attenzione che, vista la sua condizione di emergenza, il paziente meritava. Cucchi andava monitorato o portato in un reparto sanitario più idoneo alle sue condizioni. Abbiamo motivo di credere che la morte di Cucchi non sia stata improvvisa".

Intanto emergono nuovi testimoni e prove utili nientemeno che sull'omicidio di Pasolini. Il legale del cugino del poeta si dichiara pronto a "offrire agli inquirenti nuovi elementi su cui indagare al fine di giungere finalmente dopo oltre trentasei anni alla soluzione di uno dei delitti più complessi del nostro Paese".

L'avvocato Stefano Maccioni, che sta indagando sul delitto insieme alla criminologa Simona Ruffini, sostiene di aver individuato una persona, "proprietaria di una baracca all'idroscalo quando venne ucciso il poeta che, sebbene non presente quando avvenne l'aggressione, avrebbe indicato alcuni elementi particolarmente importanti quali la frequentazione che aveva Pasolini negli ultimi tempi con un ragazzo biondo". E aggiunge:


"Ancora una volta abbiamo dovuto constatare come molti aspetti di questa vicenda non fossero stati in precedenza adeguatamente analizzati e valutati. Questi elementi insieme ad altri che porterebbero a legare la pista del delitto con Catania ed in particolare con ambienti di estrema destra di quella città li abbiamo voluti narrare in un libro 'Nessuna pietà per Pasolini' scritto insieme alla dottoressa Ruffini, al giornalista Valter Rizzo della redazione di "Chi l'ha visto?". Un libro che spero possa aiutarci a reperire nuovi elementi utili all'indagine".

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