Domani il compleanno di Papa Francesco: compie 78 anni

Al Pontefice arrivano gli auguri di tutto il mondo

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Secondo compleanno da Papa per Jorge Mario Bergoglio, che per assurgere al soglio che fu di Pietro ha scelto il nome di Francesco, omaggio al Poverello di Assisi. Dal giorno dell’elezione, quasi due anni fa, la sua popolarità non ha mai smesso di crescere, come pure l’amore delle persone nei confronti di un Pontefice che parla in modo semplice di povertà e ogni domenica affacciandosi alla loggia vaticana, propone i suoi rimedi alla mancanza di fede, come la famosissima ‘misericordina’.

I media non smettono di aggiornare il pubblico su un Papa che fa notizia anche nelle piccole cose quotidiane, che filtrano nonostante il rigido protocollo vaticano che è lui stesso, più volte, a squassare dall’interno. Se ci mettiamo, poi, che è il primo Papa dell’era dei social network – quasi ogni giorno delizia l’umanità con un suo tweet – non è tanto incredibile il fenomeno mediatico che gli hanno costruito intorno.

Ma se Francesco, che oggi compie 78 anni, solo da due è il Papa che tutti conosciamo, nei 76 precedenti è stato Jorge Mario, argentino di nonno piemontese, e di lui non tutto ha ancora fatto notizia. Sappiamo che è nato e cresciuto a Buenos Aires e che a 21 anni una grave forma di polmonite gli portò via la parte superiore del polmone destro, fatto non trascurabile se si considera che proprio per questo i vaticanisti di mezzo mondo lo esclusero dai papabili proprio per il conclave del 2013.

Prima di prendere i voti ed entrare nella Compagnia di Gesù, con un diploma da perito chimico, Jorge Mario sbarcò il lunario per un po’ facendo le pulizie in una fabbrica prima e facendo il buttafuori di un locale malfamato poi, periodo in cui ebbe anche una fidanzata. Della sua ordinazione, il 13 dicembre 1969, ha festeggiato proprio pochi giorni fa il 45.mo anniversario.

Con i Gesuiti si laureò in filosofia ed ebbe anche delle esperienze da insegnante di letteratura, psicologia e teologia in collegi e atenei. Per la prima volta nel 1979 partecipò al vertice del Celam (il Consiglio episcopale latinoamericano nda) dove si mise in luce tra gli oppositori della teologia della liberazione che già da una decina d’anni si faceva strada in Sudamerica e che mirava a evidenziare del messaggio evangelico la parte più sociale e, potremmo dire, politica.

Nel 1992 Giovanni Paolo II lo ordinò vescovo e in capo a pochi anni divenne arcivescovo della Capitale e Primate d’Argentina. Già allora, però – come fece poi da Papa – rifiutò di abitare in Curia, preferendole un alloggio assai più modesto in cui si preparava i pasti da solo, e per spostarsi utilizzava i mezzi pubblici al posto dell’auto privata alla quale avrebbe avuto diritto. Nel 1998 viene creato cardinale del titolo di San Roberto Bellarmino.

Semplicità e mitezza erano già le sue regole di vita, come fa intendere il motto episcopale di Bergoglio, “miserando atque eligendo” (“Lo guardò con misericordia e lo scelse”, Beda il Venerabile) che mise con tutta l’energia di cui era capace anche nel suo ministero. Nel documento di Aparecida, ad esempio, si espresse sull’Eucaristia ponendo l’accento sulla coerenza dei comportamenti e dello stile di vita di quanti vi si accostano, soprattutto politici, governanti e operatori sanitari che poi magari promuovono leggi e atti a favore di delitti quali l’aborto o l’eutanasia.

Più morbido, invece, secondo alcuni, sull’uso dei contraccettivi, ammissibili per prevenire la diffusione di gravi malattie, l’attuale Papa ha sempre difeso la dottrina cattolica in materia di immoralità delle pratiche omosessuali.

Negli anni più difficili della crisi argentina, Bergoglio non esitò a scagliarsi contro la classe politica che contribuiva a mantenere le disuguaglianze sociali e la povertà, mentre la sua missione (come quella del Papa, guarda caso) sarebbe al contrario quella di mettersi al servizio dei più piccoli, degli emarginati, degli esclusi.

Tutto il resto, afferma il modo di dire, è storia, quella di un Papa destinato ad essere grande e a restare nel cuore di tutti con la sua disarmante chiarezza e la sua cristallina semplicità. E a noi romani che abbiamo il privilegio di averlo come nostro vescovo specialissimo, non resta che augurargli un sereno compleanno, certi che anche lui lo definisca così e non “genetliaco” come il protocollo impone per i Pontefici di Santa Romana Chiesa.

Foto | DonkeyHotey

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