Mafia Capitale fa 'cantare' la società dei MagnaMagna di Dado

Il comico Dado adatta il popolare stornello romano de 'La società dei magnaccioni' alla società dei MagnaMagna di Mafia Capitale.


Mentre le indagini di Mafia Capitale sembrano intenzionate a sollevare ogni pietra della città eterna, e angolino in ombra di quei loschi affari che in fondo si perpetrano da tempo alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti, il Campidoglio si costituisce "parte offesa" nel procedimento che verrà instaurato a carico di Massimo Carminati e altri” e latita l'assessore alla Legalità, non manca chi sdrammatizza con ironia.

L'appello con la goliardia conta anche chi canta, come il comico Gabriele Pellegrini, in arte Dado, con chitarra alla mano, fascetta in testa e 'rivisitazione di un classico della romanità più popolare come La società de' li magnaccioni.

Il celebre stornello, interpretato in passato da ugole del calibro di Lando Fiorini, Gabriella Ferri, Claudio Villa, Franco Califano o Renzo Arbore, per la quale ci facciamo notate e riconoscere ovunque, anche a miglia di distanzanella foreste più incontaminate dell'Amazzonia.

Il tormentone della romanità più vernacolare, in questo caso si modella sui fattacci della Mafia Capitale sin dalle prime strofe che trasformano il celebre "Fatece largo che passamo noi, sti giovanotti de' sta Roma bella", in "Fatece largo che passiamo noi, i galeotti de sta Roma bella", continuando ...

"Semo mafiosi senza protocollo, per questo noi se famo intercettà, per questo noi se famo intercettà ...
Ma che ce frega ma che ce importa se il clandestino sta in mezzo all'acqua, e noi je dimo te sistemamo e poi li sordi se li inguattamo, ma però, noi semo quelli che hanno ricoperto d'oro i funzionari agli sportelli di questa zozza società..."

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