Mafia Capitale: tra arresti e indagati anche il boss di Roma De Carlo

Con il boss Giovanni De Carlo sale il numero di arresti della maxi-operazione Mafia Capitale nel 'Mondo di mezzo' di criminali locali e politici collusi.

Peggio di una scossa tellurica, sebbene anticipata da anni da romanzi, inchieste perenni, processi inutili, film e serie televisive di successo, l'inchiesta denominata 'Mondo di mezzo' sembra avere poco di fantasy, mentre scoperchia un vaso di Pandora capitolino, pieno sino all'orlo di criminali e politici collusi.

Un centinaio, per ora, dall'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati all'ex sindaco Gianni Alemanno, passando per l'assessore alla casa della giunta Marino, Daniele Ozzimo e il presidente dell'assemblea capitolina Mirco Coratti, entrambi del Pd, il responsabile della Direzione Trasparenza del Campidoglio, Italo Walter Politano, l'ex ad di Ente Eur Riccardo Mancini, l'ex vicecapo di gabinetto del Campidoglio Luca Odevaine, l'ex ad dell'Ama Franco Panzironi, l'ex dirigente del servizio giardini del Comune di Roma Claudio Turella e il dirigente dell'Ama Giovanni Fiscon.

Per la maggior parte dei primi clamorosi 38 arresti, detenuti in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, e centinaia di indagati di Mafia Capitale, il tribunale del riesame di Roma ha comunque già chiesto la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare, sulla base di "dichiarazione di insussistenza dell'aggravante della matrice mafiosa", a cominciare da Massimo Carminati.

Mentre le poltrone tremano al pensiero di un commissariamento del Comune di Roma, il prefetto Giuseppe Pecoraro si preoccupa di dotare di scorta il sindaco Ignazio Marino abituato a girare in bicicletta (come se non ne avesse già una sempre al seguito anche in bici), e la segretaria di Salvatore Buzzi (braccio destro del boss Carminati per l'assistenza nei campi rom e degli migranti) dal carcere condivide il sistema di annotazioni di donazione illecite del libro mastro delle tangenti che frutterà ancora arresti, a finire in manette e nel carcere di Rebibbia è stato anche l'ex latitante Giovanni De Carlo, consegnato agli uomini del Ros a Fiumicino e indagato per trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento con l'aggravante mafiosa.

Uno dei tanti under 40 romani, senza occupazione e precedenti penali, con la residenza in via del Gesù e un'abitazione di otto vani in piazza Cavour, che gira in Smart o Ferrari, frequentando locali e movida, il calciatore della Roma Daniele De Rossi, il presentatore tv Teo Mammuccari o il cantante Gigi D'Alessio, facendosi tranquillamente riprendere e condividere da vip come Belen e Stefano De Martino, prontamente dichiarati estranei dalle vicende dell'ambiente che frequentano per esigenze di star system.

“Giovannone” per qualcuno, il nuovo boss di Roma, erede del Cecato per altri, come Ernesto Diotallevi, tra i 'capi storici' della celebre Banda della Magliana, stando alla conversazione degna di uno dei romanzi criminali del giudice Giancarlo De Cataldo, intercettata dai carabinieri del Ros nel lontano 21 dicembre 2012, contenuta nelle oltre mille pagine di ordinanza di custodia cautelare.


    Il figlio Leonardo: «Chi è ora il super boss dei boss quello che conta più di tutti?».
    Il padre Ernesto: «Teoricamente sò io… materialmente conta Giovanni». L
    Il figlio Leonardo: «Non intendo a Roma...no, ho capito. Non dico a Roma...in generale in Italia»
    Il padre Ernesto: «Ma per me rimane Riina... chi vuoi che sia?...Riina».

Il gip Flavia Costantini nell'ordinanza di custodia cautelare lo definisce «uno che ha fatto del crimine una scelta di vita. Un personaggio primario nella cupola romana, un'ombra, stimato per il suo modo felpato di muoversi nell'economia illecita».

In realtà tutto sembra iniziato nel settembre 2011 con l'arresto dello skipper romano Roberto Grilli, fermato al largo di Alghero per un'avaria alla sua barca a vela "Kololo II" che trasportava 503 chili di cocaina e inizia a 'collaborare' chiarendo affari, struttura e componenti del "sistema illecito Carminati", che le indagini "Catena" e "Catena II" portano sino alla pubblica amministrazione, dagli appalti truccati all'usura, dall'affare dei rifiuti a quello per l'accoglienza agli extracomunitari.

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