Situazione Atac: il dialogo sordo tra sindacati e lavoratori


Il clima di tensione che si respira negli ambienti Atac non sembra placarsi. In questi giorni abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di liti interne ed episodi d'intolleranza. L’Atac sta vivendo, forse, il periodo più critico della sua vita centenaria con lo spettro della privatizzazione e del fallimento alle porte. Dall'interno molti autoferrotranvieri protestano e discutono sulle colpe e sulle cause. Dare la colpa solo alla politica o del fenomeno “parentopoli” per qualcuno di loro è troppo riduttivo.

Qual è stato il ruolo di coloro che ci dovevano tutelare in questi anni? - ci chiede Simone - Scioperi ad oltranza; guerra interna con sindacalisti che cambiavano casacca a seconda della convenienza e con raccomandazioni di amici e parenti. Ormai molti lavoratori percepiscono il sindacato come un ente che non svolge più il compito di sindacare, ovvero sottoporre a controllo coloro che dovrebbero essere controllati nelle loro azioni, ma come un apparato colluso con i poteri politico-manageriali che si sono insinuati nella aziende leader del nostro paese e nelle municipalizzate.

Una volta si assisteva alle barricate per tutelare un diritto, si scioperava compatti, ci si iscriveva al sindacato per contribuire alla difesa dei lavoratori. Oggi qualcuno vede nel sindacato un “ponte” per approdare ad una scrivania un domani, ovvero il tramite per aiutare un proprio amico o familiare a trovare lavoro.

Nello specifico dell'Atac, ci dicono, che il sindacato ti permette di avere un ruolo da “attivista” che consente di svolgere il proprio turno nella fascia oraria nelle prime ore della mattina stando a casa domenica e festivi; questo qualora qualcuno di sua iniziativa decida di non usufruire del turno e allora lavora secondo quanto previsto dalle altre fasce lavorative. Non solo, questo tipo di turno permette al sindacalista, anche, di poter e dover discutere in “consiglio di disciplina” qualora un autoferrotranviere ne abbia bisogno. Il problema nasce qualora ci si avvale del turno da attivista sindacale per avere la possibilità di non lavorare i festivi; non ci si interessa al sindacato per vocazione verso una categoria, ma per mero interesse personale.

Ovviamente queste sono considerazioni che ascoltiamo e raccontiamo, ma non si può generalizzare. Tuttavia episodi di intolleranza sembrano ripetersi. Così come i due lavoratori facenti parte di un coordinamento autonomo che vengono "rimbalzati" prima nella sede della Cgil-trasporti di piazza Vittorio, durante un attivo, poi in quella della Cisl-trasporti, in via San Giovannio in Laterano, dove qualcuno cerca di cacciarli.

I tristi resoconti di questi veleni in un'azienda emblema del trasporto romano, fanno capire che la città ed il paese sono ormai all'ultima spiaggia. L'errore che ci sembra di poter sottolineare è sempre lo stesso. La guerra fra poveri. Altro che lotta di classe, siamo al tutti contro tutti. E per ora perdiamo tutti.

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