Metro C: prossima stazione piazzale Clodio

I cantieri della Metro C sono in una fase di stallo: la linea metropolitana più cara d'Europa vedrà mai la luce?

colosseo metro c

L'esplosione del caso giudiziario dell'anno a Roma ha scoperchiato il vaso di Pandora del malaffare capitolino mostrando le vergogne del mondo della politica e dell'imprenditoria romana, collusi e anzi complici con criminali della peggior fattispecie.

Un caso che è destinato ad ingrandirsi, visto che abbraccia un ampissimo panorama di fatti, eventi, persone, grandi opere e stato d'emergenza; noi di 06blog siamo pronti a scommettere che la prossima bomba ad orologeria, a Roma, ha un nome già scritto: Metro C.

"Metro C?...ccitua!"

L'elefantiaca opera metropolitana (vi diamo una notizia che non è una notizia: c'è chi pensa, già da diversi anni, alla Metro D) che nelle intenzioni vorrebbe collegare la città lungo la direttrice est-ovest è, ancor prima di essere completata, l'opera strategica principale del Comune di Roma: sarà per questo che la Metro C rischia di diventare l’opera pubblica più costosa del dopoguerra, un conto che potrebbe attestarsi a circa 6 miliardi di euro in totale.

Parliamo di circa 234 milioni di euro al chilometro, circa il doppio della media europea: una follia che i Radicali Roma hanno attenzionato alla procura di Roma in una denuncia di 54 pagine presentata ai primi di ottobre. Nella denuncia si tirano le somme di un lavoro accorto e puntuale, già presentato nel marzo scorso nel corso del Convegno Roma Chiama Europa del quale 06blog aveva seguito i lavori.

Un convegno che ha anticipato di mesi i contenuti dell'inchiesta sulla Mafia Capitale, denunciando le vergogne del malaffare romano che fagocita tutto.

In quel convegno si è detta anche un'altra cosa, molto chiara: la Metro C è a rischio (e non è detto che questa sia necessariamente una cattiva notizia). A rischio innanzitutto perchè oggetto già di diatribe legali che, a spanne, probabilmente finiranno alle calende greche: si tratta di una vera e propria guerra a colpi di azioni legali, varianti e arbitrati che va avanti da sette anni fra il Comune di Roma e le imprese costruttrici (un consorzio nel quale siedono Astaldi, gruppo Caltagirone, le Coop e l’Ansaldo Finmeccanica).

Quando nel 2007 le imprese del consorzio avanzarono un'ulteriore richiesta di 210 milioni di euro gli arbitri ne concessero unicamente 15: una decisione che fu impugnata, udite udite, dallo stesso Comune di Roma. Il 10 ottobre 2017 la Corte d'Appello di Roma si pronuncerà in giudizio sull'impugnazione.

La Metro C di Roma è un appalto enorme i cui cantieri si sono aperti nel 2007: in verità sarebbe dovuta essere la grande opera regina della Roma del Giubileo del 2000, ma solo nel 2001 si sono ottenute le autorizzazioni di impatto ambientale e la delibera CIPE che rese questa "un'opera strategia della legge obiettivo". Il valore dell'appalto fu di di 2,7 miliardi per l’intera tratta di 25,6km: ad oggi, passati 7 anni, sono stati spesi 3,7 miliardi per un tratto lungo poco più della metà del totale, i 12,3km Monte Compatri-Pantano-Parco di Centocelle.

Tra il 2015 e il 2016 verranno consegnate altre sette stazioni e nel 2020 la linea arriverà, in grave ritardo e con costi astronomici, al Colosseo.

Come scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera dello scorso 3 novembre la Corte dei Conti, allarmata dai numeri che evidenziavano ben altri costi rispetto a quelli preventivati all'inizio, già due anni fa aveva tracciato un quadro assolutamente allarmante sui lavori della Metro C romana (e sui loro costi): allarme che era stato tranquillamente ignorato dalla giunta di allora, targata Alemanno.

Sempre la giunta Alemanno, nel 2010, annunciò nuove date per il completamento dei lavori: fine 2013 per la tratta "Monte Compatri/Pantano-San Giovanni" (obiettivo mancato, la tratta è stata inaugurata solo il 9 novembre 2014), 2016 per la tratta "San Giovanni-Fori Imperiali/Colosseo" e 2018 per l'intera linea "Monte Compatri/Pantano-Clodio/Mazzini", con due anni di ritardo rispetto ai programmi originariamente previsti, divenuti oggi quasi tre, malgrado il consorzio avesse vinto la gara di appalto proprio in virtù del teorico accorciamento di due anni sui tempi originariamente previsti.

In tal senso, a rimettere un po' di chiarezza (va detto) è stata l'amministrazione Marino, che chiuse un importante accordo il 10 settembre 2013 (Atto Attuativo) tra il Comune e il consorzio Metro C SpA, superando le diatribe che portarono alla chiusura dei cantieri con la rimodulazione del contratto tra le parti: per ogni giorno di ritardo il nuovo contratto prevede delle penali a carico del consorzio, ma anche la rescissione del contratto, nel caso in cui non verranno stanziati i finanziamenti per la tratta Venezia-Clodio entro il 31 dicembre 2016.

Tutto a posto quindi? Nemmeno per sogno: l'Atto attuativo del settembre 2013 sarà con ogni probabilità al centro di un nuovo contenzioso tra Comune e consorzio, ottenendo così l'effetto contrario a quella certezza di tempi e costi che si sarebbe desiderato. Certo che scavare a Roma è problematico, come certo è che lo si poteva benissimo immaginare prima.

Nel frattempo i 600mila romani che nelle ore di punta affollano i mezzi pubblici sperando in un miglioramento della loro qualità della vita restano quasi senza speranze sia dal punto di vista della mobilità, perchè a Roma è impensabile fare tutti i giorni 40km in bicicletta, ma anche dal punto di vista del bilancio comunale, fatto con i denari dei contribuenti di tutto il Comune di Roma.

I documenti scottanti

Grazie all'eccellente lavoro del consigliere comunale Riccardo Magi, "pungolo radicale in Consiglio" lo definì in un'intervista a 06blog il compagno di partito Paolo Izzo, possiamo proporvi due documenti che mostrano l'incredibile evoluzione dell'opera Metro C.

Memorie ass. Daniela Morgante / Maurizio Salvi

In queste memorie dell'ex-assessore al Bilancio Daniela Morgante (fortemente voluta dal sindaco Marino per via del suo trascorso di magistrato alla Corte dei Conti), datate 4 novembre e 30 dicembre 2013 e entrambe indirizzate al Ragioniere generale del Comune Maurizio Salvi, l'allora assessore pone forti perplessità legittimità e sulla regolarità amministrativa della transazione, sull'accordo attuativo del 9 settembre 2013 (secondo l'Assessore vi sono numerosi elementi critici e non in linea con quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici) e sul pagamento della fattura pervenuta dal consorzio.

Anche il Ministero dei Trasporti considera l'accordo del 10 settembre 2013 non un semplice Atto Attuativo ma una nuova transazione, in quanto prevede ulteriori oneri non ri-compresi nella Delibera CIPE del 2012.

Per quel riconoscimento da 90 milioni aggiuntivi a favore di Metro C l'assessore Morgante si dimise in polemica con sindaco e consiglio comunale, lasciando le deleghe in mano ad Ignazio Marino.

Pareri frettolosi (l'Avvocatura generale) per mancanza di tempo: secondo l'Assessore al Bilancio la richiesta di pagamento difetta di elementi indispensabili ad assicurarne la legittimità e la regolarità amministrativa.

Un'altra pietra di scandalo è invece la Determina dirigenziale del Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale: scorrendola possiamo leggere la cronistoria del mastodontico progetto, dal 2005 ad oggi.

Determinazione 1132 Linea C

Una cronistoria perfettamente riassunta su opencampidoglio.it; occorre ricordare ai nostri lettori che i costi dell'intera tratta Metro C sono così ripartiti: 70% dallo Stato, 18% dal Comune di Roma, 12% dalla Regione Lazio. Occorre tuttavia ricordare anche che, contrariamente agli altri soci paganti, il Comune di Roma Capitale è azionista unico di Roma Metropolitane e conseguentemente è l’unico soggetto responsabile dell’attività di questa Società. Nonostante ciò, tra Comune e Roma Metropolitane è in atto una guerra a colpi di decreti ingiuntivi e contenziosi: Roma Metropolitane è una società pubblica che a fine 2012 occupava 189 persone e spendeva più di 13 milioni solo per stipendi.

Un'eventuale sentenza d'Appello o della Corte dei Conti contro Roma Metropolitane (che semplicemente sovrintende l'opera) ricadrebbe però interamente sul bilancio capitolino e, mancando ancora la preventiva autorizzazione e la copertura finanziaria di Roma Capitale, si rischierebbe di produrre nuovi debiti fuori bilancio: se storicamente il bilancio del comune ha un debito di circa 10 miliardi di euro, nuovi debiti sarebbero una mannaia su una città letteralmente al collasso finanziario (se si trattasse di un privato si sarebbe decretato fallimento già una quindicina di anni fa).

Il Dipartimento della Mobilità consiglia all'Amministrazione Capitolina di non approvare l'Atto Attuativo del settembre 2013: chissà cosa succederà.

Prossima stazione: piazzale Clodio

roma-piazzale-clodio-tribunale-penale

Sarebbe ingenuo non pensare ad un nuovo caso giudiziario nei prossimi mesi: la Corte dei conti ha già avviato da tempo un procedimento a carico di 21 dirigenti pubblici e manager per un presunto danno erariale di 363 milioni, mentre l’autorità anticorruzione di Raffaele Cantone ha già messo gli occhi sugli appalti e sulle delibere Metro C.

45 varianti sul progetto iniziale, costi sin qui quasi triplicati, collusioni tra la politica del Campidoglio (nel 2010 il consorzio era tra i primi finanziatori del PDL in Assemblea capitolina).

Se il rigonfiamento e il malaffare sugli appalti del Mose di Venezia ha portato ad una girandola di arresti eccellenti, se l'operazione Mafia Capitale ha fatto altrettanto, non è frettoloso pensare che in breve la magistratura romana possa piombare su Metro C: in fin dei conti si tratta di un'opera ben più semplice che tuttavia potrebbe costare mezzo miliardo in più del Mose.

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