143 bombe carta all'ex Poligrafico di Roma: maxi-sequestro della Digos

Operazione della Digos in ambienti di estrema destra: rinvenute 143 bombe carta all'ex Poligrafico del lungotevere Acqua Acetosa

Gli uomini della Digos della Questura di Roma hanno portato a termine un maxisequestro di oggetti atti a offendere presso l'ex Istituto Poligrafico di via dell'Acqua Acetosa a Roma.

I poliziotti, che già il 17 novembre scorso avevano proceduto al definitivo sgombero dell'immobile che si trova sul lungotevere dell'Acqua Acetosa, hanno rinvenuto all'interno dell'edificio ben 143 "bombe carta", conservate in sacchetti di plastica per prevenirne il contatto con l'umidità, tutte all'interno dello stabile nelle vicinanze dello Stadio Olimpico.

L'immobile era era stato prima occupato da militanti di estrema destra, poi trasformato in un locale e sgomberato nel luglio dello scorso anno, con tanto di lucchetti e catene sull'ingresso, perché abusivo.

Il Poligrafico è salito agli onori delle cronache per i fatti della finale di Coppa Italia dello scorso anno, quando il romanista, ed estremista di destra, Daniele De Santis sparò al tifoso partenopeo Ciro Esposito, uccidendolo.

Una seconda occupazione del Poligrafico, sempre ad opera di antagonisti di destra tra le cui file figurano anche ultras di Roma e Lazio, era poi avvenuta il 15 novembre scorso: l'occupazione era stata ribattezzata CampoZero, ma è stata stroncata sul nascere in 48 ore con un secondo sgombero, questa volta più efficace.

L'immobile era stato sigillato e solo tra ieri ed oggi la Digos ha potuto portare a termine l'ispezione, rinvenendo le 143 bombe carta (sulla cui pericolosità ovviamente poniamo il beneficio del dubbio vista la fonte, seppur fidandoci della Polizia).

Secondo alcune ricostruzioni lo stesso Daniele De Santis sarebbe stato implicato, con un altro esponente della destra romana, Giuliano Castellino, proprio nell'occupazione dell'ex Poligrafico (oltre che di altri due immobili, presso uno dei quali viveva) ufficialmente per "scopo sociale", salvo poi appaltare tutto a una società che vi aveva realizzato abusivamente due discoteche di lusso.

Discoteche ben frequentate dagli ambienti della destra istituzionale romana e nazionale, tra i cui nomi ci sono quelli di esponenti politici di primo piano (che ovviamente nulla centrano con il ritrovamento di oggi).

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