Perchè l'Alberone non è il vero Alberone

Cade l'albero simbolo (e prestanome) di un quartiere romano: ma non è la pianta originale. Ecco la vera storia dell'Alberone all'Appio-Latino.

La pioggia ed il vento forte hanno spezzato il grosso arbusto tra via Appia e via Capponi, il mitico Alberone, pianta simbolo che dà il nome all'intera zona del quartiere Appio-Tuscolano, anche se la verità è un'altra: l'Alberone non è il vero Alberone.

Alberone: la quercia centenaria originale


La storia del quartiere comincia oltre 100 anni fa e racconta di un'intera area urbana che fino a pochi decenni fa comprendeva anche la baraccopoli del Borghetto Latino (la vera peculiarità del quartiere Appio-Latino, della quale parleremo più avanti) e che si è sviluppata attorno ad un leccio che ha raggiunto la veneranda ed onorevole età di oltre un secolo di vita.

Il leccio originale era un sempreverde che arrivò alla ragguardevole altezza di 22 metri e connotò l'intero quartiere che crebbe tutto attorno, arrivando persino a "prestargli" il nome: Alberone. Quell'albero crebbe infatti su Via Appia Nuova, in prossimità di quella che sarebbe divenuta in seguito piazza dell'Alberone.

Per questo motivo l'Alberone non è solo "un albero" ma è "l'albero" simbolo di un quartiere, un simbolo talmente forte che ha prestato il suo nome all'intera zona.

Grazie a Roma Sparita la memoria fotografica di quella pianta ci riporta indietro nel tempo (a chi ha meno di 30 anni invece gli permette un vero e proprio salto nel passato).

A metà degli anni '80 la quercia, ormai morente e malata (e pericolante) fu abbattuta e sostituita, il 13 settembre 1986, con un nuovo alberone, quello che oggi è stato spezzato dalla furia degli elementi (e, forse, dalla scarsa manutenzione del servizio giardini oramai inesistente).

Il Borghetto Latino (qui alcune fotografie dell'Agr nelle quali si ritrae la baraccopoli e il suo abbattimento) sviluppatosi nel corso dei decenni fin dai primi anni '30 proprio attorno all'ormai mitologica pianta originale, fu una delle baraccopoli che per tanto tempo hanno caratterizzato la borgata romana, abbattuta completamente sul finire degli anni '70.

Il Borghetto Latino e la vita sociale al suo interno hanno lasciato una traccia indelebile in chi ci ha vissuto e, più in generale, nel "carattere" dell'intero quartiere moderno: se leggiamo alcune testimonianze di chi nel Borghetto ci è nato e vissuto, fino agli espropri (talvolta violenti) ed all'abbattimento, notiamo che la vita che ci viene raccontata è quella di una comunità sinergica e fortemente collettivizzata, caratteristica che per certi aspetti perdura ancora oggi.

"Al Borghetto Latino si viveva in familiarità con l’antica Roma. Il paesaggio era quello di secoli e secoli indietro: campagna romana, placida e sonnolenta e l’acquedotto. Silenzio, qualche cane, i ragazzini e la costruzione arrangiata della scuola, una vecchia casa colonica.
Le madri dei ragazzini stendevano i panni sotto l’acquedotto e i figli ci giocavano a pallone. Portavano a scuola cocci romani raccolti tra l’erba dei prati. Arrivare la mattina al borghetto era come sbarcare su un altro mondo, un mondo più silenzioso, più intimo, più pulito anche. Gente non toccata dalla volgarità della città, in difficoltà ma senza delinquenza, gente tranquilla e fiduciosa."

scrive sul suo blog Marina Pierani, ex-insegnante al Borghetto, nella succursale del Plinio.

L'Alberone conserva ancora oggi nei suoi abitanti e nelle sue attività storiche un carattere peculiare di una dimensione comunitaria che argina in modo preciso i confini toponomastici della stessa, di fatto differenziando l'Alberone dalla più ampia area urbana denominata Appio-Latino. Questo nonostante i palazzoni, l'urbanistica che fagocita e l'impersonalità dei nuovi quartieri-dormitorio, tutto a vantaggio della qualità della vita.

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Foto | Alessandro Cochi su Twitter e Roma Sparita

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