Leroy Merlin e la "solidarietà" ai Rom: ecco il progetto per La Barbuta

La multinazionale francese del bricolage ha presentato in gennaio un progetto per abbattere il campo rom a La Barbuta e costruirne uno nuovo accanto: la ghettizzazione dei rom passa anche per i privati?

Quando si parla di rom c'è sempre da stare attenti a quali fili si vanno a toccare: il comune di Roma ha speso solo nel 2013 ben 24 milioni di euro per violare apertamente il diritto comunitario ed internazionale in materia di integrazione e diritti umani, ghettizzando le comunità rom che vivono all'interno della Capitale.

Una spesa che va interamente, senza appalto, nelle tasche di quei soggetti (costruttori, associazioni, enti vari, tutti italianissimi e romanissimi) che sull'emergenza rom non solo ci lucrano, ma di fatto depredano le casse comunali. La soluzione del Campidoglio, a fronte dei doverosi e necessari tagli alla spesa pubblica, non poteva che essere una: privatizzare.

E così la multinazionale francese del bricolage Leroy Merlin ha presentato a gennaio un progetto per il campo rom de La Barbuta, il più grande della Capitale, al centro da diverso tempo di polemiche ferocissime, ai limiti della violenza (reciproca) tra rom e residenti di Ciampino.

Il progetto, che vale 10 milioni di euro e circa 1,7 milioni di euro all’anno per la gestione, prevede l'abbattimento del campo rom La Barbuta e l'edificazione di un nuovo campo sempre nella zona sud-est della Capitale, a pochi passi dal precedente: in cambio del suo investimento la multinazionale francese riceverebbe la concessione gratuita per 99 anni di un terreno (quello del campo La Barbuta) per svolgere le sue attività commerciali.

Area-La-Barbuta

La Comunità Capodarco sarà l'ente che gestirà il campo (senza bando): una soluzione che l'Associazione 21 luglio contrasta duramente, addirittura avviando una raccolta firme su una petizione online.

"Un nuovo campo riservato ai soli rom non è la soluzione ideale né per gli stessi rom né per i residenti delle zone circostanti. I campi rom sono infatti dei “ghetti”, che rendono impossibile l’inclusione sociale di chi ci vive e che violano i diritti umani soprattutto dei bambini. In più questi luoghi creano forti disagi al resto dei cittadini, alimentando in loro un clima di ostilità verso le comunità rom."

si legge in un comunicato dell'Associazione. Effettivamente proprio oggi è uscita la notizia che vuole l’Italia a rischio di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea proprio per via delle politiche abitative segregative nei confronti dei nomadi.

Politiche che violano i diritti umani e personali dei rom, che li ghettizzano e li escludono dal resto della comunità, di fatto isolandoli e inasprendo il conflitto sociale già in essere, tutto a vantaggio delle ditte che si appaltano (senza gara) le costruzioni dei campi, gli sgomberi, al gestione degli stessi e quant'altro. Milioni di euro pubblici dei romani che finiscono nelle tasche di (pochi) romani, abilissimi a sfruttare (grazie all'avvallo della politica, che sui rom fa campagna elettorale permanente a destra come a sinistra) la paura del diverso.

I rom non sono i Casamonica (o chi per loro): il clichè degli "zingari" con il BMW ha la stessa validità di quello del siciliano mafioso con la lupara e la coppola, un fenomeno che esiste ma che è marginale. Il racket all'interno dei campi e l'illegalità dilagante al loro interno sono figlii di quell'abbandono che lo Stato italiano garantisce, nella totale impunità di chi commette i peggiori reati ai danni della comunità rom e residenziale.

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