Ponte Milvio: una storia vera


Un lettore che si firma Ariel Mercuzio Lear ha inviato una lunga mail di taglio storico su uno dei temi più commentati di questi giorni, su 06blog: il fenomeno dei lucchetti dell'amore a Ponte Milvio.

Scrivo queste righe per dare l'ennesimo contributo - il mio - alla querelle sui lucchetti di ponte Milvio. C'è stato un intenso diluvio di post con la k, di strepiti e di furori che non vogliono dir molto. Così, volevo riportare il lucchetto a centro campo, raccontandone, a brevi linee, la vita precedente a Moccia, sia per far risaltare i meriti del ponte stesso, sia per sminuire un po' i demeriti che vengono attribuiti allo scrittore romano. Poi, che il gioco dell'amore ricominci pure: ne sono un irriducibile supporter.

Il ponte deve il suo nome al magistrato Molvius, che lo fece costruire - in origine come struttura lignea - ai tempi della Seconda Guerra Punica (218 - 202 a.C.). Nel 110 a.C il Console Marco Emilio Scauro, mise mano alla cazzuola e lo fece edificare in muratura.

Il ponte fu testimone muto di tanti episodi della storia romana; come la conversione di Costantino (312 d.C.), durante la celebre battaglia contro Massenzio. “In Hoc Signo Vinces” vi ricorda qualcosa?

Nel 1458 Papa Clemente III, finendo i lavori iniziati nel 1450 dal predecessore Papa Nicolo V (all’epoca non ci voleva una decina d’anni per asfaltare una strada o costruire un parcheggio), fece abbattere il Tripizzone, accrocco difensivo medievale (oggi, lo avrebbero condonato?).

Nel 1805 Papa Pio VII incaricò l'architetto Giuseppe Valadier di ricostruire la fortificazione del ponte, eretta dall’imperatore Aureliano. Fu poi posta la prima delle statue (ora sul versante Flaminio): il “San Giovanni Nepomuceno”, protettore dei “fiumaroli” e dei segreti. Quindi, ante-litteram, anche un po’ degli innamorati. Autore ne fu il Cornacchini (1731).

Le statue del piazzale hanno avuto, invece, una vita meno facile. Il gruppo scultoreo di Francesco Mochi, che rappresenta il Battesimo di Gesù, venne giudicato scadente sin dall’inizio, scartato dai committenti e piazzato nel lato sud (allora extraurbano) del Ponte; poi scomposto in due pezzi collocati sui piedistalli laterali.

Parcheggiato nel Museo di Roma di Palazzo Braschi per qualche decennio, in seguito agli ultimi restauri è tornato in tutto il suo splendore. Riuscendo poco comprensibile la scena del Battesimo, vista la distanza fra i due personaggi, si diceva che i vecchi romani avessero soprannominato, con variazioni sul tema, il Battista “Che faccio, t’o tiro?”, data la patera che il Santo ha in mano e il Cristo “E tira, va!”, vista l’espressione mesta e rassegnata.

Nel 1849 Garibaldi, vedendo arrivare le truppe francesi, turbò l’eterno riposo di Marco Emilio Scauro minandolo e facendolo saltare.

Papa Pio IX, nel 1850, fece l’ennesimo restauro ed aggiunse la statua mariana “L’Immacolata”, del Pigiani (1840).

I più recenti lavori, hanno riportato ad un discusso grigio la torretta del Valadier. Anche se il colore è filologicamente più corretto, qualcuno lo trovò un po’ fuori tono con le confinanti costruzioni antiche (meno della torretta). Non è certo colpa del Valadier se, nei secoli, un quartiere ha assediato la sua torretta; però la skyline della zona si era colorata d’ocra.

Nonostante i restauri, la scala che conduce alla torretta rimane ancor oggi proibitiva persino per uno stambecco; i piani superiori del manufatto sono ancora non agibili e lo spazio espositivo recuperato dai volumi originari è decisamente scarsino.

Ciò non è tutto per colpa dei lucchetti, beninteso.

La salute della struttura è forse messa più a rischio, forse, dalla stessa vicinanza con lo Stadio Olimpico, che non dai fidanzatini di un Peynet all'italiana; in certi casi fa più danni un goal negato, che non qualche amore spergiuro. Se l’Ara Pacis avesse potuto scegliere, avrebbe preferito lucchetti e catene al suo triste destino.

E Federico Moccia? Forse che il sogno di ogni autore non è di vedere il proprio verbo farsi carne (o lucchetto), come riconoscimento universale del proprio lavoro?

foto | heseltine.co.uk

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