Atac: il nuovo piano industriale 2015-2019

Cosa emerge dalla presentazione del piano industriale dell'Atac? Ascoltiano dirigenti, sindacati e lavoratori.

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Cosa emerge dalla presentazione del piano industriale dell'Atac?

Abbonamenti più cari e più ore di lavoro per gli autisti: presentato il Piano industriale

L'obiettivo è "curare" l'azienda più importante di Roma per il trasporto pubblico: l'Atac. Il riequilibrio economico dovrebbe avvenire entro il 2016, passando per:

- la 'razionalizzazione' delle linee bus;
- l'aumento del costo degli abbonamenti;
- la battaglia contro l'evasione;
- una “maggiore efficienza” dell'orario di lavoro di autisti e personale metroferroviario.

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Questi i principali punti del Piano industriale di Atac 2015-2019 presentato dall'ad dell'azienda Danilo Broggi e dall'assessore alla Mobilità Guido Improta ieri mattina presso la commissione Mobilità di Roma Capitale.

Improta, come fanno tutti, ma proprio tutti i politici e gli amministratori che passano per i corridoi del Campidoglio, parla di "realismo". Una novità.

"Quando ci siamo insediati non era nemmeno scontato che l'azienda arrivasse al 31 dicembre 2013 invece siamo riusciti a mettere in sicurezza una situazione disastrosa. Se qualcuno pensa di poter fare di meglio ci fornisca gli strumenti. Dobbiamo combattere tutte le sacche di inefficienza, dagli appalti alle regole d'ingaggio del lavoro, fino al modo di produrre servizi. Dobbiamo puntare su una migliore programmazione dei servizi e sul potenziamento delle infrastrutture che già esistono".

Sulle linee bus, dichiara:

"Sono sei mesi che sento parlare di tagli delle linee bus. Non è vero. È invece in corso una razionalizzazione in funzione della capacità di Atac di poter continuare ad operare. In passato è stato fatto l'errore di ampliare le linee a dismisura e senza che Atac potesse permetterselo. Scelte di questo tipo hanno determinato un buco nei conti che la dirigenza attuale è chiamata a gestire. Dalla gestione Alemanno Atac è uscita delegittimata dal punto di vista morale, culturale e professionale".

Non ci sono grandi rivoluzione né infrastrutture nel futuro del tpl romano se non la tanto bramata, infinita, "missionaria" Metro C. Broggi, dal canto suo, è molto ottimista e snocciola previsioni numeriche:

"Nel 2016 Atac sarà in totale equilibrio economico e finanziario. Nel 2014 il valore della produzione di Atac è stato pari a 930 milioni mentre nel 2016 si attesterà a 1,07 miliardi"

Per quanto riguarda l'aumento degli abbonamenti, che fa tanto discutere (280 euro per quello annuale e a 38,5 per quello mensile a partire dal 1 gennaio 2015), Broggi rivela:

"L'abbonamento mensile romano è tra i più bassi in Italia. Quello annuale il più basso in assoluto e anche con gli aumenti Roma mantiene tariffe basse. Dopo questo aumento, le tariffe non saranno ritoccate all'insù fino al 2019".

Improta ha annunciato almeno che ci saranno tariffe agevolate per clienti fidelizzati e anche per gli studenti non residenti. Dio sia lodato.

Ancora giallo invece sulla dismissione delle rimesse Atac. La presidente di commissione Anna Maria Cesaretti, scrive in una nota:

"Il piano industriale Atac dimostra che l'azienda ha fatto notevoli passi in avanti in merito all'obiettivo strategico dell'efficientamento del tpl".

Ma sugli aumenti degli abbonamenti si dice contraria:

"Non è accettabile. Non si può chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, almeno fino al momento in cui l'amministrazione comunale non sarà in grado di garantire la massima ottimizzazione del tpl. Soddisfatta comunque perché viene accolta la mia proposta di ripristinare da gennaio 2015 le agevolazioni tariffarie per over 70 e under 30 e per gli studenti universitari non residenti a Roma".

Il sindacato come ha reagito? "Tutto ricadrà sulle spalle dei lavoratori", spiega Alessandro Capitani, segretario generale Filt Cgil Roma e Lazio. Una novità.

"Non c'è stato alcun confronto con le parti sociali. Il risparmio è andato solo a danno dei lavoratori: ci sono meno vetture in giro (13 milioni i chilometri percorsi in meno rispetto a tre anni fa) ma i costi per utenze e carburante sono cresciuti di oltre 15 milioni. Non stupisce che i ricavi del 2013 siano scesi di quasi 12 milioni, da oltre 545 a poco più di 533, mentre cresce mediamente di oltre il 30% la quantità di vetture ferme o indisponibili: 76 su un parco di 167 ad Acilia, 84 su 164 a Porta Maggiore, 40 su 60 a Trastevere, addirittura 23 su 30 a Montesacro".

Eppure, sempre secondo il sindacato erano state concordate alcune mosse per risanare l'azienda romana: come ripensare i turni, riorganizzare il personale, razionalizzare la rete, assegnare premi obiettivo, ridurre stipendi ai dirigenti. Ma ovviamente non è stato fatto nulla.

E chi lavora sul serio in Atac? Per esempio gli autoferrotranvieri? La posizione di Simone Ruggeri:

"In effetti questa è solo una bozza di Piano Industriale. Non c'è nulla di definitivo. Come sempre saranno i lavoratori a dover risanare l'azienda e non chi ha creato il dissesto. Proporreremo una piattaforma con le nostre controproposte. E in virtù delle nostre adesioni chiederemo di partecipare in maniera attiva a questa svolta. In nome della trasparenza e della legalità".

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