La sosta in doppia fila - la città che non va


Tempo fa, parlando del problema dei ritardi degli autobus, si era accennato, come causa principale del disservizio, alla cronica abitudine romana della doppia fila. Ebbene si, parcheggiare l’auto in doppia fila per i cittadini romani non è reato anche se poi gli stessi sono i primi a lamentarsi del disastroso traffico e della lentezza con cui i mezzi pubblici ci raggiungono alla fermata di turno.

Il problema non è di facile risoluzione. I mezzi pubblici sotterranei sono ancora pochi (le linee metro B1, C e D che si svilupperanno nei prossimi anni) e così al romano non resta che prendere l’auto. Una volta arrivato a destinazione però il parcheggio non si trova facilmente visto che tanti altri concittadini hanno avuto la stessa pensata. Una soluzione potrebbe essere quella dei parcheggi sotterranei e dei box privati. La città è piena di cantieri ma ci sono aree dove è oggettivamente impossibile scavare. Così la doppia fila scatta automaticamente.

Il problema, dunque, è un mix tra mancanza di spazi e mancanza di cultura civica. Ed è qui che si può intervenire. La realtà, infatti, è che spesso, girando una decina di minuti intorno alla meta, un posto salta sempre fuori. Il romano però, un po’ pigro per definizione, solitamente neanche ci prova.

Che fare dunque? In attesa di metro e parcheggi non resta che invocare i vigili urbani, anche se in giro se ne vedono onestamente pochi (e questo è il motivo per il quale questo post è stato inserito nella rubriva “la città che non va”). Il loro organico è in costante aumento ed aiutarli da poco tempo ci sono anche le telecamere anti-sosta vietata. Riuscirà il meccanico occhio e la temibile multa a fare ciò che le campagne di sensibilizzazione non riescono a fare: far diventare i cittadini più civili?

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