La Tana della Lupa: la sindrome romanista

Pareggio senza reti a Genova contro una Sampdoria tosta. La Roma si lecca le ferite dopo la mazzata di coppa. Ma come è potuto succedere? Analisi semiseria del tifoso romanista.

rudigarcia


Dopo aver preso in giro i tifosi juventini, possiamo fare anche un po' di autoironia (fosse facile), soprattutto dopo la paradossale sconfitta in casa contro il Bayern.

Non ci perdiamo troppo a raccontare dello 0 a 0 di Marassi, che tutto sommato, tra l'errore di Okaka e il miracolo di Romero su Florenzi, è un risultato giusto.

Parliamo invece delle follie che vivono solo i tifosi della Roma. Quella sindrome romanista che colpisce, purtroppo, anche calciatori e allenatori. Ecco un estratto:

Perché nella notte di coppa, quella con lo stadio pieno di sogni e orgoglio romanista, dopo il circo della presentazione in pompa magna, è arrivato lo stupro bavarese. Senza nemmeno un rapido tentativo di arginare l'esondazione di fango sui nostri colori.

Ma come si fa? Cosa mangiamo in questa città? Cosa beviamo? Ormai sono sicuro che sia qualcosa nell'aria di Roma. Nel tiepido ponentino che ha tardato troppo in questo autunno ad allietare le serate di Garcia e della sua squadra.

Ad un tratto il Rudi che conoscevo è scomparso. Ha cominciato a straparlare. Lui, che aspettava sempre di giocare prima di commentare. Notate bene. Non parlo delle sacre critiche al calcio italiano dopo lo scippo di Torino ma dei comportamenti prima della partita col Bayern.

Si sentiva invincibile. Superiore. Durante la partita è rimasto impietrito. Avete visto? E' cambiato anche fisicamente. Sembrava un'altra persona. Sono i capelli? A proposito dei quali, Capello avrebbe tolto dopo 10 minuti Cole solo per dare una scossa alla squadra dopo il 2 a 0. Magari anche De Sanctis.

Sì, perché i giocatori erano imbambolati. Proprio quel portiere che teneva la guardia alta anche in una partita del cuore. Contro i tedeschi pareva una sagoma di cartone. E gli altri? Tutti paralizzati. Ci fosse stato uno almeno a graffiare le caviglie di Robben.

Ma forse forse la colpa è soprattutto nostra. Di noi tifosi schizofrenici della Roma. Che esaltiamo sempre troppo la nostra squadra. Per poi cantare con le lacrime in gola quando ci fa fare queste figure. Anzi, qui, scatta poi sempre il ricatto che "non sei un vero tifoso della Roma".

Questa è la vera sindrome romanista. Ho visto gente in tribuna venire alle mani perché De Rossi nun se tocca. Che poi è ugualmente cretino pensare che sia colpa di Daniele se prendi 7 schiaffi. Ma anche processarlo perché è amico di Pirlo. Insomma le solite esagerazioni. Le solite scene.

Non c'è misura, mai. Si canta "vinceremo il tricolor" dopo una partita verognosa come questa e mi sembra di rivedere Venditti che fa il concerto dopo la sconfitta col Liverpool (quella sì l'occasione più tragica, importante, storica fallita per così poco da una grande squadra ed un grande Presidente).

Abbiamo tale mania epicheggiante di vivere il calcio, che per carità è bella e romantica, ma incide troppo su giocatori e allenatori. Li facciamo sentire "Re" e poi gli sputiamo addosso quando restano e restiamo traditi dalla stessa troppa convinzione. Dalla paura di diventare grandi sul serio. Come scrivevo a fine agosto noi siamo soprattutto:

Sognatori ottimisti e scaramantici pessimisti. Spesso le due attitudini s'intrecciano e si confondono, ma il vero problema, questo tipicamente romanista, è che cominciamo a litigare su "come bisogna tifare". A Roma esiste questa sindrome contagiosa. Un vero e proprio film che ci facciamo ogni giorno, allo stadio e fuori: Lezioni di tifo.

  • shares
  • Mail