Le Case Chiuse riaprono al cinema

Al Festival Internazionale del Film, che alza il sipario ufficialmente oggi a Roma, ci sarà anche un interessante documentario sul tema sempre attuale (mai come in questo periodo!) dei bordelli. "L'unica istituzione italiana - diceva Montanelli - dove la competenza è premiata ed il merito riconosciuto".

“Case chiuse” di Filippo Soldi (prodotto da Flavia Parnasi, per Combo Edizioni in collaborazione con Rai Cinema e Cinettà Luce) è un vero e proprio viaggio temporale nel mondo delle cosidette case di tolleranza (tipica espressione dell'ipocrisia nostrana, sottolinea la Wertmüller). Con un montaggio brillante ed alternato, che oscilla tra ironia, leggerezza e sarcasmo e disperazione, Soldi indaga con meticolosità, nella storia e negli usi di questa antichissima, immortale istituzione.

La svolta storica italiana è quella del 20 febbraio 1958, quando il Parlamento approva la famosa legge Merlin che ufficialmente decreta la fine di un mondo, che certo non muore veramente, ma si trasforma nella nuova ipocrisia del crimine di favoreggiamento per un "non reato". Tuttavia la discussione, che allora come oggi non si "chiude", è la chiave democratica di questa pellicola, che da voce a tutti. Senza fare il tifo per nessuno.


Tante, tantissime le testimonianze e la fotografia di un'epoca, quella sì, che non c'è più. A cominciare dalla stessa senatrice Merlin, intervistata da Enzo Biagi, quando ormai si era ritirata dalla vita politica. Ah...Sarebbe uno spezzone da mandare e rimandare ai nostri rappresentanti parlamentari odierni. Altro che la casta! E le parole, le voci strazianti (grazie alle attrici Piera Degli Esposti e Mariangela D’Abbraccio) delle prostitute di allora, che emergono dalle lettere scritte alla senatrice socialista per denunciare la propria situazione di degrado, fanno capire perché quella legge ebbe dignità.

Ma provocanti e sincere sono anche le parole di Lando Buzzanca, di Tinto Brass (poteva mancare?), di Luciana Castellina. Così come quasi irriverenti appaiono i moderni dati del giro d'affari, della prostituzione di oggi, quella delle escort. O la fredda cronaca dell'asettico Artemis di Berlino, scelto non a caso quale emblema dell'avveniristico bordello del terzo millennio (più spa che casino), con le dichiarazioni fresche ed oneste di Safina, una ragazza che ci lavora e non sembra affatto disperata.

Il senso di colpa cristiano non sembra tuttavia risolvere nemmeno i pagani ricordi dell'antico. Dal lupanare di Pompei al papiro erotico del Museo Egizio di Torino, e forse, mentre scorrono celebri scene di film d'autore e quadri famosi di puttane e casini, resta il sospetto che siano sempre stati l'Arte e l'artista (come riconoscono Pia Covre, ex prostituta, ora portavoce del ‘Comitato per i diritti civili delle prostitute’, e Louis Godart) a riconoscere il lato umano del peccato, e a condividerne la falsa esaltazione o l'ipocrita condanna.

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