Roma arDente: Matermatuta in centro storico

L’arte di cucinare il pesce si materializza in un angolo di Monti

matermatuta  

Sembra quasi di essere venuti a una mostra di arte contemporanea, più che a cena: a me, almeno, ha fatto questo effetto entrare per la prima volta da Matermatuta, ristorante specializzato in pesce che si trova alle propaggini estreme del rione Monti, in pieno centro. Sarà che quando abbiamo prenotato, con mio marito, per la speciale occasione del nostro anniversario di matrimonio, ci siamo sentiti rivolgere una strana domanda: “Va bene la sala oro?” e noi, titubanti e nella speranza che fosse di buon augurio, abbiamo detto sì.

In effetti qui le sale si rincorrono infilandosi una dentro l’altra come solo nei locali in centro accade, sono tutte arredate in maniera minimale e con uno stile molto moderno, ma ognuna ha un suo filo conduttore cromatico: così può capitarvi di cenare nella sala oro come nella sala rossa ecc. Unica pecca l’illuminazione un po’ bassa per chi, come me, non ha proprio dieci decimi ma gradirebbe distinguere i contorni di quello che mangia; d’altronde – cito il sito di Matermatuta – “puoi fare il fenomeno in cucina, ma se hai le lampadine fulminate in sala non mangia nessuno”.

La prima domanda che spontaneamente ho posto a chi veniva a illustrarci il menu e poi a raccogliere le ordinazioni, è stata: perché Matermatura, che è un vino doc del Lazio rosso e piuttosto corposo come nome di un ristorante che offre come specialità il pesce? La risposta è stata che il nome esisteva già e che coincidendo la data d’apertura con quella del compleanno del titolare è sembrato un segno che nulla dovesse essere cambiato.
A proposito di eccellenze regionali: qui si vantano di fare acquisti solo a km 0, perciò appare la macelleria del Quirinale, la pescheria di via Venezia quando non si va alle aste a Fiumicino, ma soprattutto l’olio è dop della Tuscia Colli Etruschi, perché i proprietari possiedono anche un piccolo uliveto in quelle zone e sono soci di una cooperativa di Blera di produttori di olio extravergine d’oliva.

E finalmente si mangia: l’antipasto di crudità di mio marito, che arriva ‘a rate’ scandendo bene i pesci e i sapori, con una solennità degna della veglia pasquale in chiesa, mette l’acquolina in bocca anche a me che repello qualunque cosa non sia stata cotta almeno qualche minuto. Dal mio lato del tavolo, però, non ci si lamenta: l’antipasto di panatine di triglia farcite con cicoria e provola è gustoso, stuzzicante e anche piuttosto abbondante, tanto che il mio stomaco si placa… per un po’.

Quando arriviamo ai primi, però, la mia scelta si è rivelata di gran lunga migliore: non trovo le parole adatte per rendere giustizia alla sensazione che ho provato inforchettando i miei gnocchi viola di patate vitellotte con vongole veraci, tartufo nero e rucola fritta. Morbidi, delicati e al tempo stesso decisi, equilibrati e profumatissimi, sapevo che stavo assaggiando qualcosa che poi mi avrebbe fatto tornare, come quando si getta una monetina in una fontana.

Meno esaltanti le mezze lune nere di gamberi e calamari in guazzetto di pomodorini e cozze che ha preso mio marito: più banale la ricetta per un gusto vagamente orientaleggiante che scompariva al confronto con i miei gnocchi. Il secondo – viste le porzioni generose - lo abbiamo condiviso: i turbanti di spigola e asparagi in salsa di agrumi e zafferano su un letto di cous cous non sono stati all’altezza delle aspettative. Sapori slegati e l’asparago poco cotto (oltre che fuori stagione), gli agrumi e lo zafferano il mio palato non li ha avvertiti – ma potrebbe essere un problema mio – e il cous cous più che un letto formava un cuscinetto per il collo.

Il fine pasto, però, ci riporta in paradiso: raramente ammetto la superiorità di una cheesecake su quella che preparo io ormai sempre più raramente, ma quella di Matermatuta al cacao con coulis di bacche di coji non la dimenticherò facilmente! Ovviamente non conosco la ricetta, ma proverò ugualmente a rifarla, certa che nella crema ci fosse anche del caramello. Il mio unico rammarico suo dolci è non essere riuscita ad assaggiare la sfoglia con ricotta, pere e cedro… la prossima volta, perché ci sarà una prossima volta!

Il conto, comprensivo di diverse bottiglie d’acqua e una di verdicchio pregiato, si ferma a 110 euro che per una serata speciale com’era la nostra e come a Matermatuta ce l’hanno fatta passare, non va affatto male! Unico consiglio per lo staff: cercate di ridurre le attese , ok alla cucina espressa, ma anche la digestione ha i suoi tempi!

Matermatuta
Via Milano, 47
001184 – Roma
Tel 06 4823962 – 380 3845251
www.matermatuta.eu
matermatutaristorante@gmail.com

Foto | matermatuta.eu

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