Il Piper a rischio chiusura


Il Piper club rischia di chiudere. Mito assoluto negli anni 60 e 70, discoteca ordinaria e ritrovo “pariolino” dagli anni 80 in poi, lo storico locale di via Tagliamento, teatro dell’esplosione della disco music a Roma e dell’ascesa di tanti grandi cantanti come Patty Pravo, rischia sul serio di tirare giù le saracinesche per sempre.

Alla base dell’allarme, a quanto appreso, c’è la pesantissima situazione debitoria della società proprietaria delle mura. Non è il Piper in quanto locale, dunque, ad avere debiti ma la socità con la quale la storica discoteca ha un accordo vincolante fino al 2020 per lo sfruttamento dei suoi locali. Questo vuol dire che fallita l’una, l’altra sarà obbligata a chiudere bottega, o almeno a trasferirisi altrove.

In realtà, come si capisce, il rischio per il Piper più che la chiusura è il trasferimento in un altra sede, magari anonima, a tutto danno del fascino della sua attuale posizione dovuto ai tanti ricordi storici che questo locale evoca: gli anni 60 e le minigonne, gli anni 70 e la discomusic, Patty Pravo, Renato Zero, i Rockers e la gioventù di ogni colore politico che lo frequentò fino ai 70, fino a quando, cioè, non divenne luogo di ritrovo della sola “Roma-bene”.

Io personalmente non sono mai stato al Piper. Credo, però, che un luogo come questo dovrebbe essere salvato o quanto meno aiutato a sopravvivere in quanto locale storico della città. Ci sono luoghi, infatti che, come anche il compianto teatro Adriano (l’unico palcoscenico dei Beatels a Roma, oggi multisala in stile americano), fanno parte della memoria collettiva di una città. Da anni per i negozi e locali storici il Comune sta dando una mano. Non sono il Colosseo o i Fori ma per molti valgono tanto.

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