Gita fuori porta: a Canterano si mangiano tartufi e si ascoltano vecchi dischi

Tartufo, vinili, storia e natura per un weekend da vivere fino in fondo

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Chi l’avrebbe mai detto che un paesino come Canterano, di appena 350 anime, ci riservasse una sorpresa così bella come una sagra del tartufo? A essere celebrato, questo weekend, è quello nero del tipo scorzone: il meno pregiato, certo, ma comunque profumato e dal gusto inconfondibile, che troverete declinato su bruschette, strozzapreti e uova. Il menu ricchissimo, comunque, non finisce qui: a concludere il degno pasto ecco i cazzotti fritti, dolci tipici ripieni di crema pasticcera, mentre ad annaffiare il tutto ci pensa il corposo vino rosso della zona, che come in ogni appuntamento paesano che si rispetti, scorrerà a fiumi.

E mentre siete lì che deliziate il vostro palato con le suddette succulente specialità, potrete deliziare anche le vostre orecchie grazie alle note incise sugli oltre seimila vinili da collezione che oltre ad essere suonati, saranno anche acquistabili dagli appassionati della musica più calda che c’è. Tutto questo vi sarà offerto a pochi passi da Roma, perché Canterano, che si trova nell’Alta Valle dell’Aniene, sorge sui Monti Ruffi, al confine con Subiaco e i Monti Simbruini, tanto che da qui si aprirà al vostro sguardo una splendida vista dall’alto sui monasteri di San Benedetto e Santa Scolastica.

La natura e la storia, inoltre, sono due grandi protagoniste di queste zone: la prima grazie ai numerosi e fitti boschi di castagni e noccioli dove potrete passeggiare, mentre le terre agricole sono coltivate a viti e ulivi; la seconda perché i primi insediamenti abitativi di queste parti si fanno risalire addirittura ai Pelasgi, una popolazione mesopotamica giunta nel Lazio dalla Siria e molto più antica dei Romani.

Il nome stesso del paese, Canterano, secondo alcuni deriverebbe proprio dall’unione di due parole della loro lingua: ‘kan’ e ‘terapne’ che tradotto vuol dire ‘casa di Kan’, cioè del capostipite di questa popolazione. In effetti, di questi Pelasgi in città ci sarebbero diverse tracce, prime fra tutte, per importanza, le rovine delle mura poligonali che furono in parte abbattute nel 1880 per la costruzione della strada che le costeggia. Inoltre furono qui ritrovate anche 7 asce di bronzo attualmente conservate a Roma nel Museo di piazza della Repubblica, e due asce risalenti al Neolitico.

Infine, ma non certo per ultime, potrete visitare nelle vicinanze le grotte della località Bucia Buciera, dove una volta scorreva un fiume e che per questo gli abitanti chiamano ‘Acqua Via’. Qui, nei periodi delle due guerre mondiali, i canteranesi venivano a rifugiarsi e proteggersi dai bombardamenti.

Foto | rei-san

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