Sampietrini: stavolta se ne vanno davvero… parola di Marino!

L'annuncio del sindaco: presto rimossi dalle strade a traffico pesante

sampietrini

 

Sembra la storia infinita e lo è davvero, perché sindaco che vai, opinione sui sampietrini che trovi, e il famigerato Marino, colui che vuole pedonalizzare tutta la città, non si fa certo attendere: ieri nel corso dell’assemblea annuale dell’Acer (Associazione costruttori Roma nda) ha praticamente dato l’addio ai mitici sampietrini, almeno nelle vie del centro interessate dal traffico pesante le quali, quando partirà la nuova manutenzione delle strade (allora stiamo tranquilli!) saranno pavimentate con un nuovo tipo di asfalto fonoassorbente e più sicuro.

In realtà pare che l’irreversibile processo verso la modernità e la sicurezza sia già iniziato con l’intervento, l’anno scorso, in viale Somalia in occasione di alcuni lavori dell’Italgas, e in questi giorni in piazza Vittorio, al centro della quale i famosi cubetti di porfido sarebbero già stati in gran parte rimossi. L’assessore ai Lavori pubblici Masini ha precisato che l’obiettivo è mantenere la presenza della pavimentazione storica nelle aree pedonali, mentre in quelle ad alto scorrimento, sarà sostituita dall’asfalto, sicuramente più agevole per i motociclisti (dico io, ma non ci pensano mai, invece, a chi va in centro con i tacchi?!).

E quando si sbircia la calendarizzazione dei lavori, subito si nota la magagna: la prima sulla quale s’interverrà è via Nazionale; proprio qui lo stesso sindaco aveva rischiato brutto quando gli si staccò il manubrio della bici e finì per terra… mi ricorda tanto quell’estate in cui all’aeroporto di Fiumicino era il caos bagagli, poi, all’improvviso, dopo che fu smarrita anche la valigia dell’allora sindaco Alemanno di ritorno dalle vacanze, tutto – per un po’, eh! – iniziò a funzionare magicamente…

Insomma, ci vuole il morto (o quasi) illustre, ma in Italia a questo siamo abituati. Il punto, adesso, è: sampietrini sì o sampietrini no? La questione, da sempre, divide e infuoca l’opinione pubblica, quindi ci farebbe davvero piacere sentire anche la vostra. Nel frattempo noi facciamo un po’ di storia, da quella recente a quella antica. Partiamo dalla storia recente: un anno fa terminava l’infinita posa (manuale!!!) dei sampietrini nell’ambito della riqualificazione del Tridente storico; nel 2011 Alemanno ritirò fuori un vecchio progetto risalente all’epoca veltroniana che prevedeva la sampietrizzazione di via del Corso (oddìo, ve l’immaginate?).

La verità è che il sampietrino è bello, storico a caratteristico dell’Urbe (già due anni fa i turisti se lo fregavano, leggete qua), ma era pure pensato per una circolazione assai diversa da quella attuale dove non girano certo più le carrozze! Comunque, visto che l’articolo è interessante e si smercia che è un piacere, ora che li vogliamo togliere (se dura…) perché non venderli su dei banchi autorizzati sotto al Colosseo e agli altri principali monumenti? Risparmieremmo sullo smaltimento e poi certamente… andranno a ruba!

Concludiamo con un po’ di storia, quella vera: il sampietrino romano, volgarmente detto ‘sercio’, è assai diverso dal bolognino (tipico, appunto, di Bologna) poiché fatto di leucitite e non di semplice porfido. Fu ‘inventato’ da Papa Sisto V che dopo aver rischiato di ribaltarsi con la sua carrozza (visto? Il morto illustre: i tempi non sono poi tanto cambiati…) decise di lastricarci tutta piazza San Pietro. Insomma: esattamente il motivo contrario a quello che oggi porta il sindaco a eliminarli.

Il nome, poi, deriva da quello degli operai specializzati che ancora oggi si occupano della manutenzione ordinaria della Basilica Vaticana, mentre gli operai che si occupano della posa dei sampietrini stessi sono denominati ‘selciaroli’. Tecnicamente parlando, infine, quelli cui siamo abituati dovrebbero essere chiamati ‘quadrucci’, di taglio più grande rispetto ai normali sampietrini, ma questo lo sanno in pochi e si preferisce, quindi, il nome più popolare.



Foto | Nicola

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