Aborto e contraccezione nei consultori di Roma e Lazio: il Tar respinge il ricorso dei medici obiettori

Il Tar respinge il ricorso dei medici obiettori dei consultori di Roma e Lazio, tenuti ad attestare e certificare la gravidanza, prescrivere la pillola del giorno dopo, applicare spirale.

Le ragioni per le quali una donna ricorre al consultorio per prevenire o interrompere una sospetta gravidanza sono molte, ma nonostante rientrino nelle condizioni introdotte, disciplinate e tutelate dalla Legge n. 194/1978 sull'aborto, la percentuale elevata di ginecologi, anestesisti e personale non medico che non le garantisce ricorre all'obiezione di coscienza sono ancora troppo elevate.

Così elevato da spingere la politica di prevenzione, informazione e tutela della salute riproduttiva avviata dalla giunta Zingaretti della Regione Lazio ad imporre delle linee guida per i consultori che, seppur non coinvolti direttamente nell’interruzione di gravidanza, sono tenuti a prescrizione della "pillola del giorno dopo", l’inserimento della spirale contraccettiva, la redazione delle certificazioni e autorizzazioni che precedono l’aborto.

Polemiche e i ricorsi avanzati sino ad oggi da associazioni come Giuristi per la Vita e l’Associazione Pro Vita Onlus, nei confronti delle 'Linee di indirizzo regionali per le attività dei consultori familiari', hanno accolto di certo male la decisione del Tar del Lazio, che ha respinto i ricorsi in sede cautelare.

Una decisione che di fatto definisce la posizione dei medici obiettori “tenuti ad attestare e certificare lo stato di gravidanza della donna; prescrivere i contraccettivi d’emergenza e applicare sistemi contraccettivi meccanici”.

Quasi scontato il tono del commento del governatore Nicola Zingaretti

«Sono contento, non era una battaglia ideologica ma puntiamo al bilanciamento dei diritti coinvolti»

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