Ebola a Roma: evitiamo allarmismi e corsa ai controlli. Quali sono i sintomi?

Evitare allarmismi e corsa ai controlli, questo il primo consiglio degli specialisti: il contagio può avvenire solo in caso di contatto diretto con persona infetta. Attenzione anche non provocare forme di razzismo.

ebola

 

La notizia del "primo caso" sospetto di Ebola allo Spallanzani ha ovviamente generato una tipica esagerata reazione di allarmismo. Dopo la scongiura del nigeriano, ora ci sarebbe un medico italiano che lo avrebbe contratto da un collega che si sta curando in Germania.

L'uomo, un marchigiano di 53 anni, aveva partecipato in Sierra Leone (una delle zone più colpite dal virus) ad una festa con altri operatori, fra i quali c'era un pediatra ugandese di Emergency che è poi risultato positivo all'ebola.

L'ortopedico in questione comunque è stato subito isolato dopo lo sbarco a Fiumicino e sarebbe sotto osservazione. Addirittura "negativo" ai primi test. Ma in Italia e a Roma è già psicosi, come fa sapere il direttore scientifico dell'Istituto Giuseppe Ippolito.

"Riceviamo in media dieci telefonate al giorno da varie strutture ospedaliere che ci chiedono aiuto. In alcuni casi i pazienti vengono portati allo Spallanzani"

Tutto previsto. Ricordiamo a questo proposito le parole del Prof. Massimo Galli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all'Università di Milano e Segretario della SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali:

"Si è purtroppo verificata un’eventualità che più volte avevamo indicato come possibile. Il trasferimento in aereo di una persona senza sintomi dell’infezione da un paese interessato dall’epidemia ad un altro continente. La probabilità di verificarsi di un evento di questo genere non è elevata, ma la situazione in Liberia, Sierra Leone e Guinea, ben lontana dall’essere sotto controllo, aumenta evidentemente il rischio che ciò avvenga.

La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, continua ad esercitare la sua funzione di sorveglianza. Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri per l’assistenza e la diagnosi identificati presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano.

Si ribadisce comunque che, grazie all’assenza di voli diretti per il nostro Paese a partenza dai tre Paesi colpiti in Africa Occidentale e dalla Repubblica Democratica del Congo, l’ipotesi di un trasferimento in Italia di un caso di infezione ancora in fase asintomatica continua a presentare una probabilità molto bassa."

In questi eventuali casi è importante rintracciare tutte le persone con cui la persona contagiata è entrata in contatto: la probabilità di bloccare la diffusione dipende soprattutto dalla velocità d’intervento una volta sospettata la presenza del virus.

Il Prof. Massimo Andreoni, Presidente Simit, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, aggiunge:

"L’Italia è certamente un Paese in cui è possibile, seppur poco probabile, che arrivi l’infezione, ma è sicuramente in grado di controllarla Essendoci un periodo di incubazione di 21 giorni, chiunque potrebbe partire sano e tornare con il virus. Ma se dovesse arrivare l’Ebola, si tratterebbe di singoli casi: l’epidemia dovrebbe essere scongiurata".

I consigli dunque sono: Prima di tutto evitare allarmismi e corsa a controlli inutili. Il contagio può avvenire solo in caso di contatto diretto con persona infetta. Attenzione anche a non provocare forme di xenofobia e razzismo, che già creano diversi problemi in Italia.

Simit raccomanda di non estendere impropriamente il sospetto di infezione da virus Ebola a persone provenienti da altri Paesi africani e da Paesi in cui l’epidemia sembra essersi conclusa, come la Nigeria, o essersi limitata a un solo caso isolato, come il Senegal. Non esistono vaccini, non ci sono precauzioni particolari, ma il virus è ancora lontano.

Quali sono i sintomi? La malattia esordisce con febbre e altri sintomi aspecifici. Spesso compare un’eruzione cutanea di tipo maculo-papulare seguita da manifestazioni emorragiche minori sempre a livello cutaneo, per proseguire con quelle maggiori, soprattutto del tratto gastrointestinale, con vomito e diarrea emorragici (tecnicamente, ematemesi e melena) emorragie orali, genitali, anali, caduta della pressione arteriosa e insufficienza renale.

Nell’arco della seconda settimana della malattia, il paziente muore senza produrre anticorpi, a differenza di coloro che riescono a sopravvivere alla malattia. L’intero sistema immunitario è coinvolto nel tentativo di montare una valida difesa, nella più parte dei casi, come si è visto, senza successo.

  • shares
  • Mail