Teatro Valle Occupato: la lettera del sindaco Gianni Alemanno

Teatro Valle Occupato: la lettera del sindaco Gianni Alemanno

Caro direttore, sono passati ormai quattro mesi dall'inizio dell'occupazione del teatro Valle e si tratta di un'azione, non ho difficoltà a riconoscerlo, condotta in un modo che rappresenta un esempio costruttivo di impegno per il bene pubblico.

Inizia così la lettera aperta che il sindaco Gianni Alemanno ha pubblicato oggi sulle pagine di Repubblica, indirizzata a uno degli esperimenti culturali più sorprendenti in corso nella Capitale. Nonostante i tagli e il precariato, nonostante la Regione Lazio non abbia ancora sbloccato i fondi assegnati a rassegne, festival e scuole di musica dalla Provincia e molti siano prossimi alla chiusura, il Campidoglio riconosce la validità della proposta e la popolarità raggiunta dagli occupanti (" il Teatro Valle gode di una popolarità e di una forza simbolica che a noi non sfugge e che vogliamo tutelare nell'interesse dell'istituzione, della drammaturgia italiana e della collettività"). Anche se poi si affretta a precisare:

Non posso, però, tacere il fatto che se non fosse avvenuta quest'occupazione, il teatro avrebbe riaperto a settembre, secondo il programma elaborato dal Teatro Stabile di Roma già nello scorso marzo, che è stato finanziato da un'apposita voce di bilancio.

Qual è insomma la proposta? Una sorta di compartecipazione tra Comune e rappresentanti dell'occupazione. Cinque punti con cui la Giunta si impegna a integrare nel suo ruolo istituzionale anche chi ha saputo rendere il teatro Valle uno dei luoghi più interessanti e vivi della Capitale. Cosa accadrà ora? Alemanno suggerisce nella lettera di "sedere ad un tavolo in cui si possa ragionare insieme senza pregiudizi". Vedremo come - e se - verrà accolto l'invito.

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