Gita fuori porta: ad Affile per la Sagra del fallone con “erbi e zasicchie”


Prima che lasciate andare la vostra mente a inenarrabili quanto decontestualizzati doppi sensi, vi rivelerò cos’è il fallone, protagonista indiscusso dell’appuntamento cui andremo questo weekend: una pizza preparata con farina di grano duro e servita eccezionalmente alla ciociara, con verdura e salsiccia.

Siamo, anzi saremo, ad Affile, per la XXVI sagra del fallone con erbi e zasicchie (evviva il dialetto!) dove ci accoglieranno stand gastronomici allestiti per degustare le specialità del luogo fin dal sabato sera, uno spettacolo di stornellatori e la domenica il pranzo in piazza, ma solo per chi avrà prudentemente prenotato.

A queste quasi 1600 anime e ai loro antenati si deve la produzione del Cesanese doc, unica varietà di questo vino proveniente dall’omonimo vitigno rosso laziale, ad aver ricevuto la denominazione di origine controllata. Sì, perché è proprio in questo fazzoletto di terra che si coltiva l’uva per il Cesanese di Affile, mentre il Cesanese più diffuso e conosciuto, nonché più economico ma meno pregiato, è quello della vicina Piglio. Non mancate, dunque, di annaffiare con questo nettare il vostro fallone e di visitare la cantina sociale (un po’ squallida ma verace: io ci vado tutte le estati) del paesino.

Sempre agli affilani, affilesi o come si dice, si deve anche una produzione altrettanto pregiata e artistica: quella degli organi musicali costruiti dalle famiglie locali Catarinozzi e Spadari tra i secoli XVII e XIX, i cui più prestigiosi esemplari potete ammirare nell’abbazia di Montecassino e nella cattedrale di Anagni, ma anche, addirittura, nella chiesa di Santa Maria in via Lata a Roma e a Sant’Anna dei Lombardi a Napoli.

Piccolo, ma glorioso, insomma, questo centro che vanta di essere l’erede dell’oppidum afile, sorto lungo la via sublacense e che dell’epoca conserva ancora la cicerara, una cisterna romana rettangolare sormontata da una volta a botte. Tuttora è in parte interrata e riempita d’acqua e intorno all’anno Mille sopra di essa fu costruita una chiesa con annesso monastero: Sant’Angelo suprra cisternam, appunto.

Risalgono al Medioevo, inoltre, le rovine del castrum fortificato, che sorgeva sulla collina occidentale e del quale restano oggi poche tracce delle mura. Allora il feudatario della zona era Ildemondo di Affile, al quale le proprietà furono strappate da Papa Pasquale II e da lui cedute all’abate del monastero di Santa Scolastica a Subiaco (non è lontano: se non lo conoscete, andateci!) e, dopo di allora, a lungo contese tra i due.

Foto | Flickr

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