Gita fuori porta: a Nerola per la sagra del cinghiale

Un assaggio di cucina toscana nel cuore della Sabina

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Non so se sia un caso, ma forse a volte il fato ci mette lo zampino: nera è la carne del cinghiale e proprio dal termine della lingua sabina ‘nero’ o ‘nerio’ che significa ‘forte, valoroso’, deriva il nome di questa cittadina sui Monti Lucretili in cui questo weekend ha luogo – appunto - la sagra del cinghiale. Secondo altre fonti, a onor del vero, il toponimo Nerola discenderebbe dal nome dell’imperatore romano Nerone, appartenente alla gens claudia originaria di queste parti, tanto che le rovine romane ritrovate in zona, secondo una leggenda, sarebbero proprio di una villa di sua proprietà.

Io non ci penserei troppo e mi godrei, questo fine settimana, una delle proposte gastronomiche (oppure tutte, eh!) della sagra organizzata dall’azienda faunistico venatoria del Comune: dalle pappardelle al sugo di cinghiale al cinghiale alla cacciatora; dalle bruschette con l’olio dop della Sabina a un buon bicchiere di vino, il tutto alla modica cifra di 12 euro.

E già che ci siamo guardiamoci intorno e riscopriamo insieme la storia degli splendidi borghi che popolano la nostra regione: a Nerola non potete non visitare castello Orsini, le cui origini sono misteriose, ma che probabilmente risalgono al X-XI secolo, visto anche lo stile romanico-medievale. Anche in questo caso, però, le fonti sono discordanti: c’è chi dice che il castello sia stato fondato dal rettore della Sabina, Benedetto Crescenzi, la cui famiglia lo tenne fino al 1235, quando passò sotto il diretto dominio del Papato, che poi lo concesse agli Orsini. Oggi ospita un albergo.

Certo, il castello è l’architettura più eclatante, ma a Nerola non si viene solo per questo: ad esempio nella frazione di Acquaviva si trova una fonte alimentata da una sorgente sempre attiva posta sulla via Salaria, che fece sviluppare il paese negli anni Cinquanta, mentre sempre lungo la Salaria sorgeva l’ospedale dei pellegrini, un’istituzione benefica che si occupava di ricoverare e dare cure ai pellegrini che, diretti a Roma, percorrevano appunto questa importante via consolare.

Foto | michelE spilleR

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