Alberi romani: Le amare castagne di Villa Borghese

Differenza tra castagni e ippocastani

Ecco cosa capita a non conoscere meglio le proprietà e le caratteristiche degli alberi che circondano la nostra vita urbana. Ero andato con un'amica al Globe, a salutare Shakespeare. All'uscita abbiamo notato sulla piacevole passeggiata notturna di Villa Borghese, le tante castagne sparse per terra cadute dagli alti fusti verdi che ombreggiano il viale.

La mia amica era entusiasta, nemmeno fosse una della nota famiglia dei caldarrostari che usurpano Roma. Al buio, sotto la luce dei lampioni, ammetto che si possano confondere. Le castagne in questione, lucide e scure, attirano. Tuttavia basta osservare il riccio che le avvolge (in quelle ancora chiuse) per notare la grande differenza con la durissima palletta pelosa del riccio delle castagne "dolci".

Si scopre così che gli alberi che offrono queste strette parenti (per nulla commestibili però) non sono castagni (che tra l'altro crescono solo in altra fascia d'altitudine), ma ippocastani. L'aesculus hippocastanum è un albero caduco a crescita rapida originario dell'Europa centrale. La chioma è ovale, allungata e gli alberi tendono a d assumere una forma a candela; gli esemplari adulti possono raggiungere dimensioni anche superiori ai 25-30 metri di altezza, con una chioma di circa 10-15 metri di larghezza.

Differenza tra castagni e ippocastani
Differenza tra castagni e ippocastani
Differenza tra castagni e ippocastani
Differenza tra castagni e ippocastani

La castagna amara è in realtà un seme, il frutto è costituito dal riccio nella sua interezza. Il frutto dell'ippocastàno ricorda quello della castagna dolce perché si tratta pur sempre di un riccio anche se questo ha spine rade di non grande consistenza al momento della cascola quando si presenta ancora verde.

Se fossero dolci e mangerecci come quelli del castagno non ci sarebbe partita. L'ippocastàno infatti produce frutti in misura copiosa e i suoi ricci si aprono con grande facilità. Ma le sue castagne invece sono amarissime e il loro impiego nell'alimentazione umana, anche per la presenza di alcuni composti indesiderati, non è proprio consigliato.

Va meglio se vi concentrate sul resto della pianta e ne recuperato le proprietà erboristiche. L'ippocastàno è una specie vegetale molto impiegata nella fìtoterapia, grazie soprattutto alle proprietà vasotoniche e vasocostrittrici che possiede, in grado di aumentare la resistenza dei capillari e di diminuirne la permeabilità, pertanto attiva la circolazione venosa e favorisce il ritorno venoso, oltre a esplicare attività antiedematosa e antinfìammatoria.

Si utilizzano la corteccia dei rami, le foglie e i semi, raccolti maturi in autunno, pelati e fatti essiccare al sole. Dalla corteccia si estraggono due composti derivati dagli zuccheri, l'esculina e la frassina, un tannino e una resina, mentre dai semi si ricava l'escina. Tutta la pianta è ricca di tannini, saponine e glucosidi. Viene utilizzata anche come additivo nei bagni per la sua proprietà di mantenere elastici i vasi sanguigni e di aiutare quanti soffrono di problemi circolatori. E' comunque indispensabile, però, usare l'ippocastàno solo dietro prescrizione medica, e mai consumare la scorza e la corteccia di frutti e semi, perché sono tossici anche per i piccoli animali domestici.

Differenza tra castagni e ippocastani

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