A Viterbo torna la Macchina di Santa Rosa

Il trasporto 2014 è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco

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Mi sembra assurdo eppure è così: non abbiamo mai parlato in questa sede della Macchina di Santa Rosa, una tradizione secolare religiosa, ma ormai anche folkloristica della città di Viterbo, che per risonanza pubblica ha da tempo valicato i confini provinciali ed è conosciuta almeno in tutta la regione.

E allora, finalmente, ne parliamo quest’anno facendo partire il conto alla rovescia di poco più di 24 ore che ci separano dal trasporto 2014, il primo sotto l’egida dell’Unesco, in onore del quale il percorso sarà più lungo di ben mezzo chilometro, cosa non da poco, visto che l’attuale macchina “Fiore del cielo”, in attività dal 2009, è alta oltre 28 metri, pesa circa 5 tonnellate e per movimentarla i cosiddetti “facchini di Santa Rosa” sono un centinaio, tutti vestiti nella loro immacolata divisa bianca con la cintura rossa. Inoltre questo allungamento renderà necessaria una manovra effettuata solo un’altra volta nella storia della macchina: nel 1952.

Il percorso, seppur arricchito, si snoderà sempre attraverso il centro storico della città medievale, con la bellissima macchina che non risparmierà emozioni, sfiorando palazzi e balconi al suo passaggio. Ed è sempre stato così, fin dall’antichità: la cosiddetta macchina ha sempre avuto questa forma verticale, abbellita inizialmente da candele accese e fiori - prima dell’avvento dell’energia elettrica - tanto che lo scrittore Orio Vergani la definì “un campanile che cammina”.

La manifestazione ricorda la traslazione del corpo di Santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al monastero delle Clarisse, voluta nel 1258 da Papa Alessandro IV, che per l’occasione organizzò una processione solenne con un’effigie della Santa. Tutti la chiamiamo oggi comunemente “Santa Rosa”, ma a onor del vero Rosa da Viterbo, terziaria francescana della cui morte, pur in odore di santità, non si quasi nulla, non è mai stata canonizzata: per la chiesa cattolica, dunque è Beata Rosa da Viterbo. Nel 1686, poi, il delegato alla festa – che nel frattempo era diventata una celebrazione annuale – Gregorio Fani, la spostò alla fine di ottobre e probabilmente fu lui il progettista della prima macchina.

Da allora ci sono state anche edizioni poco fortunate della manifestazione: una volta la macchina cadde travolgendo centinaia di persone, un’altra volta venne rubata; un’altra volta ancora prese fuoco e così per qualche tempo il trasporto fu interrotto, ma la devozione della città era troppo forte e così si dovette riprendere, fino al 1983, anno del 750.mo anniversario della nascita della Santa, quando fu effettuato un trasporto straordinario alla presenza di Papa Giovanni Paolo II.

L’appuntamento, quindi, è per domani alle 21 a Porta Romana (le strade saranno come sempre oscurate per lasciare tutta la scena all’illuminazione della macchina) alla presenza, tra le altre autorità, dei ministri del Lavoro Giuliano Poletti e per la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Sarà l’ultima chance di vedere in strada “Fiore del cielo”: per l’anno prossimo il sindaco di Viterbo ha promesso un concorso cui potranno partecipare progettisti da tutta Italia per la realizzazione della nuova macchina: respiro nazionale, dunque, per una manifestazione così amata.

Foto | Simone Tagliaferri

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