Donna decapitata all’Eur e omicida ucciso dalla polizia: la sorella di quest’ultimo chiede spiegazioni

Incredula e pronta a iniziare una battaglia per capire se il fratello sia davvero il colpevole, Laura Lionelli punta il dito contro gli agenti che hanno sparato all’uomo.

La sorella di colui che da ieri è considerato da tutti un brutale assassino per aver ucciso la colf quarantaduenne decapitandola, ricevendo un colpo di pistola dritto al cuore dalla polizia dopo averla aggredita, "non ci sta" e chiede spiegazioni.

“Perché mio fratello è stato ucciso?”, ripete a gran voce. Secondo la donna, infatti, gli agenti avrebbero potuto mirare altrove, proprio in virtù della loro esperienza con le armi. Insomma, dovevano "difenderlo"?

Quel che è certo è che, ieri mattina, nel quartiere Eur è avvenuto qualcosa di terribile. Un uomo ha perso la testa e dopo una violenta lite ha accoltellato la vittima per poi mozzarle la testa. I vicini hanno sentito urla e movimenti concitati e dato l’allarme.

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Ma Laura Lionelli, continua a disperarsi e a raccontare che il fratello era un uomo buono e che lei gli affidava i suoi figli, sicura delle sue amorevoli cure. Non si spiega quello che è successo e non si spinge verso giudizi affrettati, racconta solo della depressione che lo aveva colpito dopo la perdita della compagna con la quale stava insieme da 17 anni.

Era morta per via di una tragica malattia e lo aveva lasciato solo e nel dolore più profondo. Ricorda che era lo zio migliore che avesse immaginato per i suoi figli di tre anni e mezzo e di sei anni, sempre presente se non nel periodo in cui aveva vissuto all’estero, a Madeira.

Se lei lo definisce un angelo ucciso ingiustamente, pare che un gruppo di conoscenti abbia riferito, però, della sua indole violenta. Nella villetta della tragedia abitava da poco e non passava inosservato per la sua prestanza fisica e la sua notevole altezza.

La Lionelli in ogni caso ha ribadito che non meritava questa fine. “Era un ragazzo buono, non avrebbe fatto male ad una mosca”, ha confermato al Messaggero. Ora le occorre del tempo per capire cosa è veramente accaduto e per valutare quanto e se conoscesse la vittima, ma chiede a gran voce che sia fatta luce sul caso, che non si tirino affrettate conclusioni e che, soprattutto, questa storia non cada troppo presto nel dimenticatoio.

Di sicuro, questo non può accadere adesso, in una Roma sconvolta per tale terribile notizia di cronaca e per questa ennesima storia di una escalation di violenze sfociate in una fine atroce.

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