Schettino, La Sapienza e il circo mediatico: ecco la verità

Schettino tiene una lezione alla Sapienza. E' scandalo. Ma è anche una bufala. Scopriamo davvero cosa è successo.

Ormai sta diventando un classico dell'informazione contemporanea. La bufala montata. Qualcuno "ricama" una notizia per renderla più "scoop", più "bomba". La pubblica in piazza e tutti corrono a rilanciarla, senza controllare affatto le fonti, senza chiedersi se le cose siano andate davvero in una data maniera.

Questa volta la falsa informazione su Schettino con la sua lectio magistralis a La Sapienza la cucina il quotidiano La Nazione. Ci cascano tutti. Anzi è una corsa a chi si indigna di più. Web, stampa, tv.

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Uno tsunami d'indignazione, di "vergogna!", di scandalo. Ovviamente s'indignano anche i politici, la ministra Giannini, ed il Rettore Frati, che a colpi di tweet scopre subito il responsabile: il criminologo Vincenzo Mastronardi, deferito quindi al comitato etico "perché ne valuti i profili, anche ai fini disciplinari". L'ateneo "prende le distanze dal grave episodio e lo condanna fermamente". Si muove la Procura.

Ma in realtà nessuno cerca di capire come sia possibile che Schettino abbia tenuto due ore di lezione a La Sapienza. Senza che ci fosse come minimo un'insurrezione fra i banchi.

L’ex comandante della Costa Concordia secondo tutti è salito in cattedra per una lectio magistralis (poi "aggiornata" a semplice lezione) sulla gestione del panico nelle aule romane della Sapienza (per molti in aula magna). Per qualcuno riceveva anche diplomi e riconoscimenti.

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Ma come sono andate veramente le cose? Notate che stiamo parlando di una cosa successa un mese fa. Anche questo fa capire molto sulla "gestione dell'informazione" attuale. Durante la giornata di ieri, dopo la bomba, ecco che lentamente, molto lentamente, cominciano ad emergere alcune verità.

Intanto si scopre che la lezione famosa sul "panico" era tenuta in effetti dalla psicoterapeuta e criminologa Luana De Vita nell’ambito di un seminario "Dalla scena del crimine al profiling" della durata di tre giorni.

Come da programma (che bastava leggere per non sparare balle tipo "2 ore di lezione"), il seminario (riservato a circa 80 persone) si svolgeva al Centro Sperimentale Cineteatrale di criminologia, alla Casa dell’Aviatore, in via dell’Università a Roma. E non nelle aule della Sapienza.

Viene poi fuori che Schettino era presente, solo il terzo giorno, assieme ai suoi legali. Ospite (e qui siamo tutti liberi di discutere sulla scelta) a commento di un video in cui si mostrava la ricostruzione in 3D della dinamica e delle variabili eventuali durante l’incidente della Costa.

La stessa Luana De Vita preciserà poi:

Schettino era presente con i suoi legali, ha fatto un intervento brevissimo, di circa cinque minuti (10 o 15 per altri, ndr), in cui ha raccontato come ha gestito il flusso delle informazioni che gli sono arrivate dall’impatto in poi. Il tutto, era a commento del lavoro dell’ingegnere Ivan Paduano.

La "lezione sul panico" l’ho tenuta io (...) Schettino non ha assolutamente tenuto lezioni, perché non ne avrebbe le competenze. Era un commento della sua esperienza e di come sono arrivate a lui le informazioni da terra, e come si è comportato in seguito.

Ora, ripeto, ci sarebbe comunque da discutere sulla necessità di far intervenire proprio Schettino in un contesto del genere. Evidente che chi lo ha deciso sapeva bene cosa sarebbe potuto esplodere. Quindi anche in questo caso si nota una caccia allo "scoop". Alla visibilità.

Tanto che la procura di Grosseto ha incaricato la polizia giudiziaria di acquisire presso l'Università La Sapienza di Roma tutta la documentazione relativa all'intervento tenuta da Francesco Schettino il 5 luglio scorso.

Non a caso lo stesso Twitter, sempre più graffiante e acuto tra i social network, conia il sarcastico #LaSapienzaConvoca. Segno che in effetti la nostra univeristà, tanto per cambiare, non fa una bella figura.

Tuttavia l'informazione italiana esce ancora una volta con le ossa sfracellate. Agenzie che una volta erano simbolo di garanzia, ormai si affiancano a free press e a siti web di discutibile attendibilità, per usare un eufemismo.

La notizia vera è che da Google ai social Schettino torna a dominare la scena, ci mancherebbe. Gli italiani sembrano quasi orfani di quel nemico e del dinosauro d'acciaio sdraiato al Giglio. Perché se c'è una cosa che piace agli italiani, è quella di sputare su un colpevole certo, tanto per lavarsi la coscienza. Poi si sfotte, si ride, ma intanto si specula.

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La cosa assurda è che anche dopo le smentite, gli articoli vengono "aggiornati" ma i titoli no. Perché sono quelli che catturano il traffico: i click. L'ascolto. In una parola catodica: L'audience. Altro che diritto all'oblio, qui serve il dovere della verità.

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Altra esca che amano (non solo gli italiani, ammettiamolo) è quella del mega-incidente. Più o meno come quelli che si fermano in autostrada per vedere cosa è successo in mezzo a lamiere e ambulanze. Per tutti voi ho ancora un ottimo "scoop", non disperate.

Dalle operazioni di recupero del Giglio col suo turismo nero per "ammirare" la Costa Concordia fino a Genova con le celebrazioni per la missione compiuta. Se volete potete seguire ancora tutto online, sfruttando la differita di Google Earth. Il gigante tomba di 32 persone è ancora lì. Tutto per i vostri occhi morbosi.

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