Romanorum: il romano spiegato ai romani. "A chi tocca 'n ze 'ngrugna"

Romanorum: il romano spiegato ai romani. "A chi tocca 'n ze 'ngrugna"

Del fatalismo - sempre accompagnato dall'ironia - capitolino abbiamo parlato più volte in questa rubrica. Un modo radicato di 'arrendersi' davanti all'evidenza di una sconfitta, una rassegnazione somigliante più allo stoicismo che alla protesta lamentosa, esorcizzata in fretta con il 'solito' sopracciglio inarcato o con una frase divertita: un modo di dire che sposta l'attenzione dal problema.

Se c'è una cosa che il romano medio non tollera facilmente è il piangersi addosso: la famosa sfrontatezza - spesso più di facciata che effettiva - non glielo permette e quindi ecco la frase in dialetto di oggi, "A chi tocca 'n ze 'ngrugna". Letteralmente: a chi capita, non reagisca con un'espressione corrucciata del viso (il grugno, appunto), versione popolare del latino "Oggi a me, domani a te" (Hodie mihi, cras tibi).

La 'ruota' gira per tutti, insomma. Il romano lo sa bene e spesso (si) ripete "A chi tocca 'n ze 'ngrugna" anche per zittire le proteste della vittima. Domani è un altro giorno e potrebbe succedere lo stesso a qualcun'altro.

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