Portare l'autobus nel far west di Roma, la parola ai conducenti Atac

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Sono stanchi. Amano la loro azienda e vogliono difenderla, se possibile migliorarla, ma soprattutto vogliono difendere se stessi ed i propri colleghi. Fisicamente. Le aggressioni ai conducenti Atac, infatti, sono all'ordine del giorno, solo una settimana fa un altro episodio, sul 105, con l'autista sfregiato ad una gamba. E le ripercussioni sul traffico e sui ritardi ne sono diretta conseguenza. Qualcuno vuole spiegarlo alla gente.

Siamo andati a parlare di persona con Simone (che ci ha contattato) ed Alessandro, due autoferrotranvieri, che fanno parte del Co.a.l.a., un coordinamento autonomo che non è un sindacato, ci tengono a sottolinearlo. Il gruppo, che conta 450 membri, si dichiara totalmente al di fuori delle logiche politico-sindacali. Nasce dall'esasperazione di alcuni autisti stanchi di subire, non solo le aggressioni, ma anche le gestioni fallimentari e gli attacchi mediatici.

Vi ricordate il cartello ironico a guardia del conducente? E' firmato proprio da loro. "Era una provocazione. Ma molti non lo hanno capito - ci spiega Alessandro - la vicenda dell'autista con i due telefonini non solo non ci riguarda, perché avviene in un'altra società (Cotral), in un diverso contesto, ma soprattutto perché rischia di fare di tutt'erba un fascio".

La situazione non è mai stata facile, ma negli ultimi anni è peggiorata. Alcune inchieste come quella dell'Espresso o certi dati sui controlli, ma soprattutto lo scandalo Parentopoli hanno reso il rapporto tra cittadini e Atac ancora più difficile.

Ma torniamo alle aggressioni. Una realtà quotidiana che forse troppa gente conosce davvero poco. I rischi di essere sulla strada, quella vera, in certe zone, sono seri. Simone, autoferrotranviere della rimessa Tor Sapienza, ci racconta un qualche episodio.

La "mia" rimessa si occupa di coprire il servizio di trasporto pubblico sulla linea del 20-Express; della tratta Stazione Anagnina-Tor Bella Monaca. E' la nota linea nella quale atti di vandalismo e aggressioni a danno dei conducenti sono nella prassi, quasi quotidiana.

I problemi iniziano dopo che si effettua la fermata antistante il teatro di via Cambellotti, per poi proseguire nel percorso di linea che passa per ben 2 volte in viale dell'Archeologia per poi tornare a far capolinea nella strada adiacente.

Gli episodi da citare sarebbero molti, alcuni dei quali sono terminati con il conducente sdraiato sulla barella dell'ambulanza; come circa un anno e mezzo fa, quando tre ragazzi hanno fermato la loro macchina ed uno di loro, salito sul mezzo pubblico, ha malmenato l'autista che qualche minuto prima si era intromesso in una discussione di una coppia a bordo dell'autobus prendendo le difese della ragazza.

Il fenomeno coinvolge anche i giovanissimi. Adolescenti. Si divertono ad aprire le porte, con il manettino di emergenza, durante la marcia, tirare "rauti" sotto i sedili o prendere ed usare l'estintore a bordo dell'autobus, una pratica che nell'ultimo anno ha riscosso un grande successo. Ma noi siamo professionisti e "guai" ad intervenire lasciando incustodito il posto guida, saremmo passibili di rapporto disciplinare.

Dimenticavo i gavettoni estivi; appostati dietro le siepi di via Aspertini, noi ovviamente con il finestrino aperto per far circolare un pò d'aria, ed ecco che arriva il gavettone di mezzogiorno. Questa è Roma. Del resto episodi simili si registrano anche in altre zone della città, ricordate l'autista che ha perso quattro denti per un testata nel quartiere Laurentino 38?

L'aggressione sulla Laurentina forse la ricordiamo tutti. Non fose altro perché finì sui grandi media, e fece parlare un po' i politici. Infatti dopo certi casi tragici - interviene Alessandro

sindaco, assessori, municipi si fanno vedere, ci convocano, dichiarano, promettono. Ma le soluzioni proposte non risolvono. Prendiamo l'idea dei vigilantes. Scorte armate che prestano servizio di scorta (solo su alcune linee, solo in certi orari, tipo 19 - 23).

Ebbene i malcapitati vengono presi a sganassoni. I peggori male intenzionati sanno che questi non possono fare più di tanto, che la pistola è, o dovrebbe essere, solo un deterrente. Che non funziona. E' già capitato. Sempre sul famoso 20 Express, sempre in via dell'Archeologia.

La cabina blindata (che chiediamo da anni) sarebbe già un argine importante. Ma sono ancora poche e non abbiamo ben capito come sono state distribuite. Alcune fanno tragitti del tutto sicuri. Inoltre i famosi Citelis per il piano tpl sicuro non sono blindati, e necessitano comunque di modifiche.

Insomma la faccenda è maledettamente complicata. Ci pare. Ma Simone aggiunge:

Ciò che ci indigna davvero, però è il fatto di non voler prendere provvedimenti seri per paura di chissà quale rivolta popolare. La vera dimostrazione che qualcosa si può e si deve fare, è nel cambio di tragitto di una linea, come appunto proponiamo per il tristemente famoso 20 Express.

E' stato proposto di far passare il 20 express in via dell'Archeologia solo una volta, anzichè due; tale ipotesi oltre ad agevolare i cittadini di Torre Angela, frenerebbe i "bulletti" che usano la linea solo per farsi un giretto, perché sanno che intanto l'automezzo li dovrà riportare comunque dove sono saliti.

Il Co.a.l.a. ha anche analizzato il percorso dimostrando che si perderebbe solo poco più di un km, ma il servizio sarebbe incrementato dalla netta diminuzione delle corse perse. Già, perché questo è l'altro aspetto fondamentale della questione.

Quanto aspettano i cittadini alla fermata se gli autobus si devono fermare perchè il conducente ha subito un'aggressione? Quanto si deve aspettare per far sì che il conducente riporti l'autobus in rimessa per la sostituzione dopo che che un sasso gli sfasciato uno dei finestrini o perché è stato usato l'estintore all'interno del mezzo?

Forse se si spiegasse alla cittadinanza quello che succede, ma soprattutto quello che ne consegue, con una campagna divulgativa mirata, la deviazione di un percorso avrebbe un senso per rompere l'omertà anche di chi resta testimone muto di certi fatti. E' ovvio che cambiare le cose così, dalla mattina alla sera, senza necessarie e ripetute comunicazioni, comporterebbe rischi ancora più gravi.

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