Romanorum: il romano spiegato ai romani. "Esse' anticaja e petrella" o "Esse' de li tempi de Checcho e Nina"

Romanorum: il romano spiegato ai romani. "Esse' anticaja e petrella" o "Esse' de li tempi de Checcho e Nina"

Il romano, complice anche la quantità di Storia che è abituato a identificare durante i suoi spostamenti quotidiani, convive con un costante sentimento di nostalgia. Il "Te ricordi?" è una frase che pronuncia più spesso di quanto non sembra: che sia riferita al presunto stato d'animo di dieci, venti o trent'anni prima. Il passato ha un'aura quasi mitica, imparata dai panorami ancora caratterizzati dagli scorci di un impero.

In romanesco sono due le espressioni che identificano un fantomatico periodo in cui le cose erano più semplici, alla buona, ingenue (quindi 'arcaiche', perse nel tempo). La prima è "Esse' anticaja e petrella". L'origine non è - come pensano in molti - nel famosissimo rigattiere con sede nei dintorni di Campo de' Fiori (che ne prese il nome), ma arriva dalle 'anticaglie' e dalle 'petrelle': le piccole pietre 'scartate' dagli scavi archeologici o da antiche collezioni che, avendo minore valore, finivano sui banchi visitati dal popolino meno abbiente.

La seconda invece chiama ancora una volta in causa due personaggi 'immaginari': Checco e Nina (Francesco e Giovanna) e il senso è lo stesso del "tempo in cui Berta filava". La coppia fu anche raccontata in "C'era 'na vorta Roma", canzone di Bixio e Cherubini.

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