Multe, ricorsi, contributo unificato, notifiche falsificate: Cosa fare contro le multe ingiuste

multa romana

Attenzione, stai entrando nella zona rossa. Quella delle multe e dei ricorsi. Negli ultimi anni il settore è diventato praticamente una fetta del Mercato, degna di comparire nell'indice Mibtel. Dal grottesco rastrellamento di denaro dello Stato, dei comuni e delle regioni, fino alle cartelle pazze o del tutto fasulle, passando per la risposta giuridica fatta di battaglie contro prefetture, giudici di pace ed avvocati, al cittadino sono rimaste poche, pochissime speranze di contestare un verbale, che magari è proprio scorretto. Citeremo degli esempi più avanti.

Andiamo con ordine. L'ultima manovrina del Governo ci ha portato qualche aumento e nuovi argomenti su cui discutere. Vediamo nel dettaglio. Il 6 luglio 2011 è scattato l'aumento dal 10 al 20 % del contributo unificato che deve essere pagato da chi presenta ricorso al giudice di pace contro una multa stradale. Lo prevede l'art. 37, comma 6, della manovra correttiva di cui al decreto legge n. 98.

Fare ricorso al giudice di pace costerà quindi da 33 a 37 euro. Tecnicamente, è un contributo unificato che va pagato allo Stato da chi presenta ricorso. A prescindere dalla controparte: non conta se chi ha notificato il verbale sia un Comune o la Polizia Stradale.

In una nota del Codacons si precisa che "non solo il Governo Berlusconi aveva introdotto dal primo gennaio 2010 il pagamento dei contributi anche per chi faceva ricorso contro una multa ritenuta ingiusta, ma ora ha pensato bene di aumentare ulteriormente questa tassa assurda, rendendo ancora più controproducente il ricorso dal punto di vista economico. In pratica se per un divieto di sosta la multa attualmente prevista è di 39 euro, ora per fare ricorso bisogna pagarne 37. Una palese ingiustizia, in materia di giustizia".

Per la verità negli ultimi due anni le oscillazioni di tale quota-contributo sono sembrate proprio quelle di un indice della Borsa. Sempre in salita però. La Finanziaria 2010 con l’articolo 212 l'aveva introdotta per coloro che vogliono opporsi ad una multa (o ad un’altra sanzione amministrativa) ricorrendo al giudice di pace. In pratica dal 1° gennaio 2010 per agire in ricorso bisognava versare allo Stato 30 euro (o 70 euro se la multa supera i 1.500 euro) a cui vanno sommati 8 euro di marca da bollo per il rimborso forfettario dei diritti di cancelleria.

Tale contribuito, può essere recuperato solo se viene accolto il ricorso anche se non sono ancora chiare le modalità pratiche. Scopo dichiarato della normativa è quello di arginare l’ondata di ricorsi ai giudici di pace che aveva raggiunto dei numeri impressionanti (oltre 700.000 nel 2009).

Sino a fine 2009, quindi, i ricorsi al Giudice di Pace erano gratuiti. E qualche anno prima la cauzione era stata dichiarata incostituzionale. Poi tutto è cambiato dal primo gennaio 2010. La tassa di 30 euro. Saliti a 33 da Agosto 2010. Ora, 37 euro per le sanzioni fino a 1.100 euro. Si versano invece ben 85 euro per le multe oltre 1.100 euro. Mentre il contributo di 206 euro dovrebbe essere quello le per contravvenzioni di valore indeterminabile.

Ad ogni modo, se anche si riesce a comporre un nuovo ricorso stando bene attenti a seguire alcune regole precise, il problema autentico però diventa quello di chiedere indietro la tassa anticipata, quale rimborso, in caso di vittoria.

Il diritto di recuperare il contributo si scontra contro un problema di ordine pratico: a chi bisogna chiedere questi soldi? Sono stati versati allo Stato, ma per il rimborso ci si dovrà rivalere sul Comune che ha inflitto la sanzione eventualmente annullata.

Ciò comporta un iter legale amministrativo piuttosto complesso che difficilmente un cittadino normale è in grado di affrontare senza l’aiuto di un avvocato. Il quale, a meno che non sia un amico vero, raramente lavorerà gratis. Esistono ottimi avvocati, a tal proposito (e qualche buon sito, già segnalato qui sul blog), che si fanno carico delle battaglie legali chiedendo in cambio solo una percentuale del valore della multa che contesti. Insomma, paghi meno l'avvocato per non pagare lo Stato. Ma non sempre conviene.

C’è poi un’ulteriore problematica di carattere costituzionale. La richiesta del contributo unificato potrebbe ledere i diritti sanciti dalla Costituzione in tema di eguaglianza e difesa del cittadino per la tutela dei propri diritti. Infatti "con il ricorso a pagamento, ci sarebbe una disparità di trattamento tra cittadini: i non abbienti non potrebbero validamente proporre le proprie ragioni in sede giudiziaria".

Inoltre, l’imposizione del contributo da pagare anticipatamente rappresenterebbe "un privilegio in favore della Pubblica Amministrazione perché non c’è parità della parti in contraddittorio, di cui all’articolo 111, secondo comma, della Costituzione". Gli stessi giudici di pace hanno scioperato e protestato sul tema, ma la notizia, a parte qualche network attento, non è stata riportata come si doveva dai media. Perchè?

Ora. Cosa deve fare comunque un cittadino che si vede notificare una multa che ritiene palesemente ingiusta? Gli rimane sempre il ricorso al Prefetto, il cui accesso rimane gratuito per quanto chi perde un ricorso è condannato a pagare il doppio delle sanzione originaria. Potrebbe teoricamente essere corretto ma anche qui in pratica comporta rischi. Del territorio.

Infatti tutti ben sanno che le prefetture cambiano la severità del giudizio a seconda del luogo. E' evidente che se la Prefettura di Roma viene sommersa dai ricorsi, difficilmente è in grado di rispondere entro i tempi previsti dalla legge e le multe spesso cadono in prescrizione. La recente moratoria lo ha dimostrato.

Attenzione perché forse per mettere nel sacco i più capaci a ricorrere, ma soprattutto per risolvere i problemi di slittamento temporale dovuti all'enorme mole di multe, il Comune di Roma, la Polizia Municipale (anzi, quella di Roma Capitale, cavillo lessicale che potrebbe forse permettervi un'altra via per contestare e non pagare) e l'ufficio postale di Fiumicino si sono inventati ultimamente un sistema davvero ingegnoso.

La data di notifica falsificata o del tutto mancante. Il postino infatti fa firmare il cartoncino verde, se lo strappa e se lo porta via. Nel verbale a te rimane solo la data di stesura che non è quella della notifica. Spesso si trova poi un'insopportabile dichiarazione tipo "Consegnata all'ufficio postale in data...". Ed ovviamente non è quella autentica.

Questo succede perché sanno bene che hanno solo 90 giorni dall'infrazione, per notificare, altrimenti la multa risulta nulla. Elemento fondamentale per ricorrere è quindi la data di notifica. Il consiglio che diamo è quello di far lasciare sempre dal postino o dal pubblico ufficiale una sigla con data al momento della notifica. Dentro potrebbe esserci il falso uovo di Pasqua.

I legulei più sgamati addirittura consigliano di aspettare la cartella esattoriale (che può arrivare dopo anni) ed impugnarla per vizio di notifica, mancante responsabilità di procedimento... ecc. ecc.

Per finire ci sono un altro paio di aspetti interessanti da segnalare. Uno è contenuto in un’altra norma, precisamente nell’art. 16 del DLgs. 546/92 così come riformato dalla manovra correttiva. Le comunicazioni, in base alla riforma, avverranno mediante mezzi telematici. A tal fine, l’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore dovrà essere indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo. Attenzione però, perché all’art. 13, comma 3-bis del DPR 115/2002 viene previsto che, ove il difensore non indichi nell’atto introduttivo del giudizio il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, il contributo unificato è aumentato della metà.

Altra questione, quasi come premio di consolazione, è tutta da indagare. Si parla delle multe cancellate. Stando ai termini del decreto per lo Sviluppo, emendato dal Pdl e dalla Lega nord (con l’accordo dell’Esecutivo), di fatto, avrebbe sarebbero state cancellate le cartelle esattoriali per le contravvenzioni (e non solo per quelle) se inferiori ad un importo di 100 euro. Voi ci credete?

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