Clet Abraham, intervista esclusiva per 06blog: "I cartelli mi parlano"

Clet Abraham: intervista e back stage Roma

Alla fine lo abbiamo beccato. Per la verità incontrare Clet Abraham non è poi così difficile. Anzi è raro trovare un artista tanto educato e disponibile. E le sue opere, i suoi colpi di genio, lo dimostrano. Ironia ed eleganza pervadono la fantasia di questo antico moderno gentiluomo dell'arte.

Ci siamo incontrati per strada, in bicicletta, e abbiamo pranzato insieme. Poi l'ho seguito nel back stage di un piccolo documentario che gli dedica una tv francese Voyage, sempre on the road, fra scorci che conosce solo chi conosce Roma, davvero. E' stato una mezza giornata da ricordare, tra chiacchiere, schizzi e scherzi. Siamo sicuri che molti lettori sono curiosi di conoscere più da vicino la persona che si scopre dietro il personaggio.

La prima cosa che infatti colpisce di Clet è la sua naturalezza. Ci si potrebbe aspettare un eclettico egocentrista visionario, ma Clet, pur serbando queste doti che ogni autentivo artista possiede, resta un cittadino encomiabile, attento e signorile.

Lasciamo perdere le biografie dettagliate, che potete trovare ormai su autorevoli siti, sappiamo che sei bretone, da tempo mezzo fiorentino, che hai studiato all'Accademia di Rennes, che hai vissuto anche a Roma, ma quando e perché hai scoperto che i cartelli ti parlano?

E' stata una risposta. Dopo dieci anni di campagna aretina, in mezzo alla natura pura, l'impatto con la città, nel 2005 a Firenze è stato devastante. Il senso di soffocamento e di umiliazione era forte. Ed il cartello era il simbolo di questa imposizione.

Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma

Perché dici umiliazione?

Perché la città ti obbliga. Ti ordina. E i cartelli stradali, che in una metropoli sono troppi, diventano colonnelli dei tuoi movimenti, attraverso un linguaggio (globale), che ci standardizza, ci militarizza. Sono il simbolo di un'autorità cieca.

Eppure i tuoi interventi non sembrano un inno all'anarchia, anzi.

Certo, perché il mio è un tentativo di positivizzare l'imperativo. E' una protesta costruttiva. L'Arte non può e non deve distruggere. Solo costruire. Io cerco di rendere meno banali i segnali. E in questo modo li rendo perfino più notabili. Si ricordano. L'attenzione e la memoria sono la chiave per la sicurezza. Il grande numero di incidenti è causato dalla distrazione, e spesso essa deriva dalla strabordante, non necessaria quantità di cartelli.

E' vero. Ma vale anche il contrario, qualcuno potrebbe distrarsi perché guarda l'opera d'arte invece del segnale...

Ma il significato del cartello non viene oscurato, bensì esaltato. Non danneggia, offre. La gente tende ad escludere la bruttezza dei cartelli che invadono le loro fotografie, ora possono contemplarli.. Ultimamente sto pensando anche ad un fondo per incidentati, utilizzando la vendita dei cartelli vecchi.

La mia filosofia è quella della responsabilità. La generalizzazione del sistema produce una cultura della deresponsabiltà, che scarica la colpa sulla regola a scapito dell'individuo. Noi dobbiamo essere prudenti perché ce lo impone la nostra Ragione e la nostra volontà. Non un cartello.

Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma

Kantiano. Dannatamente kantiano. Complimenti Clet. Il problema è che a Roma tutti pretendono di averla quella ragione.

Io sono francese. Ma ormai mezzo italiano. Conosco bene Roma, dove ho vissuto tre anni. Penso che ci sia molta più tolleranza qui. Meno formalismo.

Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma

Sentirlo da un francese, fa sempre effetto. Magari siamo meno crudeli (penso soprattutto a Parigi) ma il menefreghismo anche da noi non scherza. Anzi.

Per me anche il menefeghismo può essere visto e vissuto come un'accettazione. Dell'altro. Penso che la convivenza sociale sia molto più miracolosa di come viene dipinta. Che ci siano errori è normale. Anzi io penso che ce ne sono anche troppo pochi. Sento che fra cittadini c'è addirittura "amore per l'altro".

L'ottimismo, per non dire Idealismo, non ti manca. Ci tiri su il morale, anzi la Morale. Ma torniamo ai tuoi "omini". Quale è stata la prima volta?

Un paio di anni fa, a Firenze. Dopo un studio sui cartelli stradali e dall’incisione che avevo fatto de la Pietà, realizzai un Cristo sul cartello di strada senza uscita. E' stato il primo stickers. Il Corriere Fiorentino lo riprese e questo mi ha incoraggiato.

Come ha reagito l'amministrazione, c'era già Renzi se non sbaglio.

Sì. Ovviamente agli inizi le mie opere duravano ben poco. Del resto io stesso aspettai un po' prima di affrontare cartelli che mi spaventano molto di più rispetto all'importanza relativa di una strada senza uscita. Con l'assessore alla Cultura ho un rapporto inesistente. Lui semplicemente mi snobba.
Ed è stupido questo. Un artista non dovrebbe chiedere ai burocrati, ma dovrebbe essere il contrario. Loro dovrebbero cercare noi.

Avevo messo una statua sul Ponte delle Grazie. Non "sul", ma quasi fuori. Era un grosso omino che camminava verso il vuoto. Bè dopo una settimana lo hanno rimosso e sequestrato. E non hanno intenzione di ridarmelo. Firenze in questo è molto provinciale. Per fortuna i cittadini, i passanti, la gente della strada invece mi applaude.


Ovunque. I nostri lettori lo hanno già dimostrato (e posso confermare di persona che mentre eravamo a compiere un blitz sotto la palazzina dello scandalo Scajola, alcuni ragazzi hanno notato Clet, e dopo gli applausi e i complimenti si sono fatti regalare un omino adesivo). Se penso poi a quanto la gente disprezzi gli interventi artistici promossi invece dalle menti dei nostri amministratori...

Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
Clet Abraham: intervista e back stage Roma
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Bè quella del papa, è veramente raccapricciante. Hanno ragione a lamentarsi. Il problema dell'arte moderna è che ha perso il contatto con il pubblico. Con la strada. Diventa asettica. Da laboratorio, così necessita di luoghi adibiti al suo riconoscimento.

Parole sante. Di chi ha sempre vissuto la strada. In questo sei dunque pessimista?

Vent'anni fa Roma aveva ancora tanti artigiani. Io stesso ho fatto il falegname, il restauratore di mobili. Ho fatto scale. Nasco disegnatore, ma la manualità è l'anima dell'artista. Non è la cornice a fare l'opera d'arte. Ma vedo tanta fantasia e inventiva tra i giovani. La street art è il futuro dell'Arte. E' già l'Underground dell'Arte.

Non riesco proprio a smontare la tua vitalità. E la religione, che emerge forte da alcuni tuoi lavori, cosa significa per te?

Trovo che tutte le religioni siano mosse dall'ansia e dalla speranza di una vita dopo la morte. Il sogno dell'immortalità. Lo capisco anche se non credo di condividerlo. Non è certo sbagliato però. Ho notato tra l'altro che a Roma il Cristo è il più rimosso.

Mentre ci teniamo il vespasiano...Quanti interventi fai in una uscita di lavoro?

Lavoro soprattutto di notte. Posso attaccare 50, 70 stickers in quelle ore di pace e bellezza. Quando la città è tutta per te. Giro in bicicletta, che diventa la mia scala per i miei collage.

Clet Abraham: intervista e back stage Roma
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E a proposito di vendite. Come vanno? C'è molta richiesta, noto, intorno alle tue opere originali.

Non ho cambiato i prezzi, che restano molto accessibili. Tra i 100 e 200 euro, a seconda dell'unicità di alcuni pezzi, veri e propri oggetti della città. In teoria i cartelli andrebbero sostituiti ogni sette anni, ma ci sono vecchi segnali che appartengono quasi alla storia di Firenze. E' più un problema il fatto che qualche furto comincia ad essere avvertito. Io non li condanno, ma che mi chiedano poi anche la firma...

Ci sono richieste particolari? Progetti?

Ultimamente sto lavorando alla specificità dei cartelli cittadini. A Parigi ho creato un'opera con quello per la Tour Eiffel, piuttosto famoso. A Londra dal divieto di sosta, estraggo la bandiera della Gran Bretagna.

Non vediamo l'ora di vederli. I canali non ti mancano. Dalla pagina FB ipercliccata, ai vari media che ora ti corteggiano. Ti ringraziamo molto per averci permesso questa squisita chiacchierata. E personalmente anche per il bellissimo fiore che mi offri. A presto Clet.

Chiosiamo riportando la splendida epigrafe di un altro strepitoso colpo del nostro artista. Comparì sotto il suo autoritratto, per un giorno intero, nella collezione Loeser di Palazzo Vecchio. Nello spazio lasciato vuoto dal ritratto di Laura Battiferri prestato al Palazzo Strozzi per la mostra Agnolo Bronzino, poeta e pittore alla corte dei Medici.

ANACLETO ABRAHAMI (1524-1594) detto Il Bretone data la sua sfrenata passione per l'ostrica. Pittore e scultore bizzantino, si trasferì in Firenze dove si formò presso la bottega di Angelo Del Bello. Fu l'appassionato amante di Laura, con la quale batté il ferro finché fu caldo, alla barba del ben noto artista Bartolomeo Ammannaggia.

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