Festa SS. Pietro e Paolo: gli auguri del Papa ai romani

Francesco da vecsovo di Roma: i romani non perdano mai la gioia e la speranza

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E anche questa festa dei SS. Pietro e Paolo, patroni di Roma, ce la siamo buttata alle spalle con i suoi fuochi d’artificio, la sua girandola pirotecnica erede dei fiori di fuoco di berniniana memoria, le varie bancarelle, le scorpacciate in casa o al ristorante, gli auguri di buon onomastico ad amici e parenti (perché tutti a Roma abbiamo almeno un Pietro o un Paolo in famiglia).

Da non buttarsi alle spalle con altrettanta leggerezza, è, però, sono le parole di Papa Francesco in occasione della solennità più importante di Roma, città protetta dai principi degli apostoli che proprio qui stabilirono la loro dimora di predicazione. Il Santo Padre – che è anche vescovo di Roma, non ce lo dimentichiamo! – all’Angelus ha salutato e fatto gli auguri a tutti i cittadini romani, mentre nell’omelia della Messa ha indicato i due Santi come esempio dell’atto di affidarsi a Dio, vero rifugio che allontana ogni paura e ci rende liberi.

La vera novità della festa di quest’anno è la pubblicazione di un’intervista effettuata al Pontefice dal quotidiano romano Il Messaggero, durante la quale il Papa ha sottolineato quanto sia bello e importante il suo compito di vescovo di Roma, che definisce “il primo servizio di Francesco”. Roma, secondo il Pontefice, condivide i problemi di altre metropoli “come Buenos Aires”. Ai romani, abitanti di una città “che dovrebbe essere un faro nel mondo”, il Papa augura infine di “non perdere la gioia, la speranza, la fiducia nonostante le difficoltà”.

Ma chi erano questi famosi Pietro e Paolo che dovrebbero vegliare su di noi, talmente importanti che il 29 giugno fino al 1977 era addirittura festa nazionale? Siamo sicuri di saperlo? Pietro, e prima ancora Simone, era il primo degli Apostoli di Gesù – che comunque per paura arrivò a rinnegarlo – e colui al quale Cristo affidò l’umanità, la Chiesa universale; Paolo di Tarso, invece, era un persecutore dei cristiani, che poi – secondo la tradizione – fu disarcionato dal Signore sulla via di Damasco e si convertì al cristianesimo.

Entrambi santificarono Roma con la loro presenza e con la loro predicazione; qui subirono il martirio e ne divennero, perciò, i gloriosi protettori. Pur non essendo né l’uno né l’altro, infatti, originari di qui (anche se Paolo era ‘civis romanus’), proprio a Roma annunciarono il Vangelo dell’amore di Gesù, morendo di fatto per questo sotto l’imperatore Nerone: il primo crocifisso a testa in giù presso la via Trionfale e sepolto in Vaticano; il secondo decapitato con la spada lungo la via Ostiense: dai tre tonfi che fece la sua testa sgorgarono tre fonti (dove sorge l’attuale Abbazia delle Tre Fontane). In questo giorno Roma e tutto il mondo, quindi, si uniscono con venerazione per celebrare il loro trionfo.

Foto | Gaspa

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