Antropologia urbana: il Moro de la Minerve


Davanti a certi status symbol non c'è auto blu d'importazione che tenga; non salamelecchi di concierge e né tantomeno coniuge griffatissima, che siano Dolce o Gabbana a firmarle un abito, o madre natura in persona, a firmare la moglie in sé.

All'entrata del Grand Hotel de la Minerve non solo i vostri sforzi di apparire, ma anche quelli di essere, saranno nulla di fronte al rango di chi può permettersi di avvicinarsi all'enorme portiere - che da anni fa il brutto e il cattivo tempo nella piazza di Santa Maria sopra Minerva - salutarlo con un cenno della mano, o addirittura con una pacca sulla spalla, e scomparire all'interno dell'albergo.

Poterlo chiamare per nome di battesimo (che, alcuni, dicono non sia mai stato correttamente pronunciato, neanche da egli stesso) è un privilegio che non si può comprare. Per tutto il resto, c'è il solito portiere dell'Exedra.

Non si può credere, a vederlo al lavoro, che sia mai stato assunto da direttore, ma forse costretto a una sorta di punizione da qualche divinità tribale - ma suscettibile come una greca - che aveva osato sfidare in qualche gara di mangiata o di lancio dell'acacia.

La sua uniforme sembra racchiudere in quella sola, enorme taglia tutti i gradi di un esercito intero. E al centro della via che presidia, i suoi occhi sono due semafori, sempre rossi per chi non è fra gli eletti che possono raccontare di averli visti, qualche volta, non dico segnare il verde, ma lampeggiare d'arancione.

Anche in certi pomeriggi estivi, in cui il sole è inclemente perfino col marmo del Pulcin della Minerva, l'elefantino che regge dal 1667 l'obelisco minerveo, al centro della piazza, il viso di questo moro non cede una goccia di sudore alla calura.

Ma non stiamo qui a continuare i parallelismi col pachiderma, che ci porterebbero, certo, fino a chiederci se e dove regga un obelisco, da par suo, il nostro forte conoscente.

Amiamolo e rispettiamolo per quello che di lui è dato vedere, o sperare di non vedere mai. Che il sacrificio del nostro fotografo non sia, dunque, del tutto vano.

foto | un vero amico per 06blog.it

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