Una voragine seppellirà Roma? Il rischio di sottovalutare le buche


Di buche ci siamo occupati in tutti i modi: denunce di guidatori giustamente stufi di saltellare sull'asfalto, associazioni che protestano con adesivi sulla strada, il Campidoglio che promette risoluzioni rapide e la situazione che, più o meno, si ripete all'infinito.

Sarebbe bene però analizzare – più che altro: sarebbe bene che le istituzioni analizzassero – in maniera più scientifica il problema. Viene da pensarlo a sentire il grido d'allarme dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale), secondo il quale gli enti locali fanno poco o nulla per evitare il rischio che in città si aprano pericolose voragini.

Fanno poco, in proporzione, soprattutto i governanti Roma che figura, secondo quanto riportato dal Venerdì di ieri, prima della lista delle più a rischio. Il problema è facilmente intuibile: gran parte del suolo cittadino poggia su “cunicoli, catacombe, cave e acquedotti” spesso sconosciuti agli stessi archeologi (vedi gli scavi di sopralluogo prima di avviare opere pubbliche).

Il problema pare essere però in gran parte anche più prosaico: dipende dallo sfruttamento indiscriminato delle falde acquifere sotterranee e dalla cattiva manutenzione delle condutture, le cui perdite d'acqua “infiltrano e indeboliscono” l'asfalto sotto i nostri piedi.

Insomma sottovalutare l'emergere di crepe e buche potrebbe non essere solo questione di “diritti da motociclista”. Un esempio recente citato è quello di Ravenna e Messina, dove a distanza di un mese – nel marzo scorso – due auto sono precipitate in una voragine aperta sotto di loro.

Via | Il Venerdì

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