Senza casa, vivono dentro Santa Maria Maggiore, aspettando Papa Francesco

Da due settimane sono "accampati" dentro la Basilica di Santa Maria Maggiore. Circa 120 persone. Sono le 50 famiglie sgomberate da un palazzo di Torre Spaccata. Aspettano l'arrivo del Papa.

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Dal 4 giugno vivono e dormono dentro una delle quattro basiliche papali, una grande famiglia multietnica dove non ci sono solo italiani, ma una varietà di razze che va dall’Africa all’Est europeo.

Il 3 giugno sono stati sfollati da ben 14 blindati del reparto celere, accompagnati da vigili del fuoco, ambulanze e furgoni del Comune per fare pulizia nell'edificio occupato a Torre Spaccata. Sono scappati sul tetto, attraverso una botola, portando acqua e cibo, ma soprattutto i bambini.

Dopo un vana resistenza passiva, ecco la disperata occupazione della basilica per cercare di attirare l’attenzione delle istituzioni e dei media sulla loro situazione di senzatetto.

Ieri hanno deciso di scrivere al Pontefice che proprio domani potrebbero incrociare, al termine della processione del Corpus Domini.

Papa Francesco dovrebbe (come da tradizione) arrivare a Santa Maria Maggiore al termine della processione del Corpus Domini, entrare nella chiesa, da solo, per una preghiera alla Madonna e per spogliarsi dei paramenti sacri.

Tuttavia i "rifugiati" potrebbero essere fatti uscire. Anzi è molto più che probabile. Per ora il clima è tranquillo, anche per la visita dell'arcivescovo di Benevento, don Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico di Papa Francesco, che avrebbe promesso una soluzione al caso, anche coinvolgendo il Campidoglio.

Gli occupanti hanno intanto scritto una lettera a Papa Francesco per spiegare l'occupazione e invocare aiuto:

"..Per sensibilizzare il Comune di Roma che ci ha abbandonato, togliendoci tutti i diritti dei cittadini. Siamo famiglie di brava gente, le quali tre mesi orsono sono state colpite dalla crisi come tanti altri.

Molti hanno perso il lavoro e quindi nell’impossibilità a pagare l’affitto ci siamo uniti per occupare un immobile a uso ufficio abbandonato da anni e nel qual avevamo intravisto un barlume di speranza per ripartire e per dare un minimo di dignità alle nostre famiglie.

Questo gesto è stato dettato dalla disperazione di padri e madri di famiglia che non avevano più un tetto sotto cui riparare i propri figli. Cogliamo l'occasione per porgervi le nostre scuse per essere entrati nella Basilica a rifugiarci e la ringraziamo per l'ospitalità".

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