Le grandi domande metropolitane: Perché le tintorie usano la graffatrice per conservare i nostri capi?

la spillatrice della tintoria sul piumone

Dunque. Tutti voi uomini e donne di natura urbana avrete ed avete a che fare con uno degli ambienti più delicati fra i tentacoli della città. Parliamo delle tintorie. Queste temute associazioni, forti di un assurdo e lascivo governo mondiale che gli permette di spadroneggiare con la nostra biancheria, non fanno che vessarci di rapimenti ed ostaggi, sfregi e sparizioni di quel che credevamo un normale lavaggio a secco d'un gentile abito o di una cara camicia.

Vero è che, pur disponendo di straordinari apparati tecnologici quali la lavatrice (dove credo che molti di noi, ormai adepti di uno spot per una assuefante quanto pessima bevanda nord europea, preferiamo tenerci la birra) proseguiamo masochisti a deportare nelle segrete dei tintori, il frutto del nostro sudato shopping, magari pure con la scusa del "timore di rovinare il tessuto"!? Ma si sa, dal tunnel della stirata a getto di vapore non è facile uscire...

Inoltre, con l'arrivo dell'estate e delle immeritate false ferie, siamo convinti di acquisire spazio e risolvere contemporanemente l'esigenze del nostro caldo ed affettuoso piumone, ingombrante orso polare che sbuffa nell'armadio o sotto il letto, e dei nostri lunghi cappotti attira polvere che pendono disperati su qualche gruccia. Così lasciamo tutto in tintoria, raccomandandoci dinanzi ad uno sguardo muto, di trattare bene proprio i nostri capi!

A voi tutti sarà poi quindi capitato di dover sopportare la voce appena udibile, in un losco e profumato carcere di celofan e stampelle con impiccati grigi completi e bluse di seta antica di chissà quali poveri clienti ormai rassegnati a non rivederli più, che vi ripete seccata quanto non sia vero che avevate consegnato anche le coperte e il copripiumone o che probabilmente qualcuno li abbia già ripresi una settimana fa, magari il vostro compagno/a, sebbene siate single incalliti e solo il vostro gatto avrebbe avuto eventuale licenza di ritiro.

Ma il colmo sarà quando, dopo essere eroicamente riusciti a recuperare il vostro patrimonio invernale, strappandolo dalle mani del lavatore sadico (la macchia resta sempre anche dopo la definitiva distruzione del tessuto che avevate avvertito essere "mooolto delicato"), ci troverete conficcate, quali sadici chiodi di tortura, infinite ed enormi graffette piazzate a tutelare il ricordo del vostro nome proprio sul pezzo che pareva perduto.

Occhio a toglierle tutte. Controllate bene. Potreste ritrovarvi ad urlare di dolore per una fresca stigmata in qualche posto del proprio corpo non del tutto santo...

Ok abbiamo scherzato. Ma raccontateci le vostre disavventure in tintoria, o, se siete più fortunati, il vostro ottimo rapporto. Devo confessare che l'ultima che frequento, Punto e a Capo, in via dell'Archetto non mi ha dato alcun problema. Anzi. Cortesia e professionalità. Abuso relativo della spillatrice. Ma solo a Settembre vi saprò dare conferma.

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