Bimbo Down discriminato in centro estivo. Il papà racconta

Cosa direste se vostro figlio – di un'età compresa fra i 4 e i 13 anni – tornasse a casa informandovi che al centro estivo a cui lo avete iscritto c'era anche un bimbo con la sindrome di Down? Guardatevi dentro e rispondete con sincerità.

Se la risposta vi ha fatto vergognare un po' di voi stessi, ascoltate questa storia, e cercare di imparare qualcosa. Anzi, meglio, guardate prima le foto pubblicate sulla pagina Facebook del romano Andrea Mantovani, papà di Danilo, 9 anni, bimbo con la sindrome di Down protagonista di una brutta avventura in un centro estivo della Capitale, ospitato nei locali dell'As Ottavia.

Centro estivo che dopo il primo giorno di frequenza, ha comunicato ai genitori che non lo avrebbe accettato fra gli iscritti. Lo ha fatto, come racconta a 06blog papà Andrea – ed è questo il fatto più grave - nonostante lui si fosse offerto di versare una cifra in più per un eventuale operatore in più dedicato al piccolo. Andrea, ce lo conferma?

"E' li che è partita l'arrabbiatura. Danilo è autonomo in tutto: si lava da solo, mangia da solo, va al bagno da solo. Certo ci vuole un po' di attenzione in più, le attenzioni che magari riserveresti a un bimbo più piccolo della sua età, tutto qui. E quindi avrei capito se appunto fosse stato un problema di numero di operatori insufficienti".

E invece?
"E invece alla mia disponibilità a pagare un operatore in più per lui – o a trovarne io stesso uno – mi è stato risposto che era meglio di no, che non era il caso che magari qualche bambino poi andasse a casa a raccontare di aver avuto dei problemi con lui, o si creassero delle situazioni di pericolo per la sua presenza".

Si era mai sentito rivolgere frasi del genere?
"No, per ora no".

Ha mai avuto segnalazioni del genere per qualche comportamento di suo figlio in passato?
"No. Il discorso però è ampio, non si limita solo all'episodio del centro estivo. Tutti i giorni famiglie di bambini con sindrome di down, autistici o con problemi anche più gravi combattono contro la scuola, le associazioni sportive, le stesse istituzioni".

Cioè?
"Io a settembre ho dovuto fare ricorso al Tar perchè mio figlio a Roma – Danilo frequenta la II elementare – aveva diritto solo a 5 ore a settimana di sostegno. A Natale il ricorso è stato accettato e il Comune ha dovuto provvedere. Ma intanto Danilo ha perso quei mesi importantissimi. E ora sa tutti i nomi dei colori in inglese – li sa meglio di me, inizia la lettura con le consonanti...insomma un periodo scolastico molto importante per lui”.

asilo

Ma come è possibile che per ottenere di far studiare il proprio bambino bisogna fare un ricorso?
"Ormai è una prassi a quanto mi risulta. Si fa ricorso e si ottiene il re-integro delle ore tagliate dall'amministrazione pubblica. E per fortuna che io ho un avvocato mio carissimo amico che mi ha dato una mano e ho sostenuto solo le spese vive. Ma ci sono altri genitori per ottenere le ore devono pagare qualche migliaio di euro".

Che famiglia siete?
"Io e mia moglie siamo sposati da 22 anni. La nostra primogenita Gaia era stata voluta e cercata, come Danilo. Danilo ha cambiato un po' tutti, noi, ma anche i nostri amici, siamo diversi – in meglio - da come eravamo grazie a lui".

Che tipo è Danilo? Come si trova a scuola?
"Le dico solo che dopo aver saputo quello che è successo le maestre della materna di Danilo si sono indignate. Lo hanno avuto in classe per 4 anni (un anno in più rispetto alla norma) e mi raccontavano che erano sempre con 23-24 bambini in un'aula non enorme, e Danilo era l'unico che le aiutava con bimbi più piccoli, ad apparecchiare, mettere a posto i giochi, sparecchiare..."

Lei ha postato una frase molto bella sul suo profilo, “Chi ha paura.......non mi conosce, chi mi conosce.....non ha paura”. Si può riferire anche alla situazione dei bimbi con qualche tipo di disabilità?
"Bisogna capire un semplice concetto: le persone con disabilità hanno bisogno di un maggiore aiuto di noi per fare le cose. Non bisogna parcheggiare sulla rampa dedicata alle persone con disabilità, elementare. E noi genitori abbiamo solo bisogno di persone che ci salutano per strada, di qualcuno che ci aiuta se ci vede che siamo in difficoltà con la carrozzina. E' difficile? E invece chi ha una vita “regolare” vive nel suo mondo, non pensa a quello che viene visto come un “sottobosco”. Che o non viene visto, o – peggio – viene solo compatito.


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