Roma non è una città per donne. Se “il lupo” si nasconde nel parco

jogging

Viene da pensarlo man mano che la cronaca ci racconta l'identificazione degli stupratori della 17enne al parco del Pineto, il 30 aprile scorso, a opera di un “branco” di ragazzi filippini.

Stupro che trova nella nostra mente una tristissima eco: quella dell'analogo stupro di una donna nel giardino di un villino a via Nomentana, nel febbraio scorso, ad esempio (era diventato un dormitorio di profughi)

Ma quanto sono sicuri i parchi di Roma? E quanto reale il rischio di essere aggredite, durante una passeggiata in solitaria o una seduta di jogging, da un “lupo” invisibile? La non-sicurezza dei nostri parchi fa rima in primis, ovviamente, con la parola “degrado”.

Tutto, ragionandoci, inizia da lì, dalla scarsa cura dell'ambiente, del verde, delle stradine interne che i passanti percorrono. Crescono le siepi, si arrugginisce il filo spinato, si accumula l'immondizia.

E così accade che villa Blanc diventi un rifugio-dormitorio per clandestini e senza dimora (il Campidoglio dovrebbe trasformarla in una business school, nonostante le proteste dei residenti) che villa Glori versi tristemente in uno stato di totale abbandono.

Ad analoga sorte sembrava destinata Villa Paganini, rinata per fortuna grazie all'impegno di Comune e Municipio II. Ma quanti altri parchi a Roma sono off limits per le donne in certi orari e in solitudine?

Foto | Flickr

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