Romanorum: il romano spiegato ai romani. "Arma' tre pigne e 'na tenaja"

Romanorum: il romano spiegato ai romani. "Arma' tre pigne e 'na tenaja"

Della romanità (e di conseguenza del suo dialetto) è nota la capacità di stigmatizzare le situazioni negative e i difetti: quello sguardo obliquo di cui abbiamo immancabilmente già parlato che di certo non trasforma la realtà ma la rende qualcosa di cui sorridere. Torto imperdonabile per un romano de Roma è la tirchieria (o avarizia, che dir si voglia).

Anche in questo caso, il romanesco non cede all'accusa diretta: ricorso alla metafora e al paradosso leggero, arriva il paragone con chi si accinge ad "Arma' tre ppiggne e 'na tenaja" (munirsi di una tenaglia avendo a che fare con tre pigne). Perché questa espressione? Cosa significa? La spiegazione ve la forniamo noi con Romanorum, chiamando in causa addirittura il poeta Giuseppe Gioacchino Belli che, in una delle note ai suoi celebri sonetti, scrive:

Si suol dire agli avari, imperocché la pigna cede a stento il suo frutto, e la tenaglia ritiene fortemente ciò che ha già preso

Insomma: una presa in giro di chi mette difficilmente mano al portafogli, tenendolo stretto, da pronunciare specialmente quando si è alla fine di un pasto in trattoria o in piedi, al bancone di un bar. Peggio quasi che il 'litigio' tra chi si offre di pagare - altro momento topico di una certa romanità - ma di questo, parleremo un'altra volta.

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