Quando vanno a dormire i romani? Tu, a che ora prendi sonno?

Quando va dormire Roma?

E' ancora Derby. Quello vero, quello d'Italia. L'unico. Roma e Milano, Milano e Roma. 02 vs 06. Oggi hanno battuto loro il primo servizio, e quindi noi rispondiamo. Come si deve.

La domanda meneghina non poteva che essere quella sulla sveglia, su quando ci si attiva, su quando si è già in piedi, forza un po'. Ebbene, io che sono un romano atipico (ma nemmeno tanto, visto il traffico del primissimo mattino) e le mie albe quasi pareggiano i tramonti, vi faccio la domanda capitale di questo scorcio di secolo, appunto qui, nella Città Eternamente Stanca: A che ora prendete sonno?

Io non lo so più. Il mio rapporto con Morfeo (il dio greco, non il calciatore...) è diventato perfino più complicato di quello con Afrodite (il che è tutto dire). Ma se c'è una cosa che condivido con il maestro Ferraresi di 02blog, è che per ogni stagione della vita c'è un frutto da cogliere. Da ragazzo dormivo di fila senza soluzione di continuità. Non avevo orari, ma avevo sonno. Ora che ho gli orari guardo l'orologio, e alle 2 e mezza di notte mi chiedo nervosamente perché non sto già dormendo..

In tutta onestà da filosofo delle favelas, vi dico che se c'è un malanno da terzo millennio, un fantasma del nuovo secolo, una conseguenza della nostra irrisolutezza esistenziale, non può essere che lei: L'Insonnia. Se Sartre fosse un blogger moderno (non potrebbe fare altro) avrebbe un blog con questo titolo al posto de La Nausea. In alternativa ci faccio io un romanzo.

Che poi ognuno la viva (o la dorma) a modo suo è naturale. Chi prende sonno a fatica, chi si sveglia troppo facilmente, chi dorme, come il sottoscritto, a pezzi. Stile soldato o marinaio. Ma qui ci interessa il vostro appuntamento quotidiano con la nanna. Con l'ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi.

A Roma c'è l'agrodolce vita, ok, ma siamo sinceri, non è colpa sua se andiamo a letto tardi. E' che c'è qualcosa nell'aria di questa città, nella bellezza e nella pace (finalmente) delle sue notti, ma anche nella visione scettica dei suoi figli, per cui andare a dormire, pare quasi una sconfitta. Un tradimento. Noi non andiamo a letto, noi ci facciamo vincere dal sonno. Ogni volta.

Fin da piccolissimo ho sempre nutrito il sospetto fastidioso che lasciarmi cullare dalle sirene del riposo notturno fosse un grande spreco di tempo. Sì ecco, a Roma potrei rovesciare la medaglia milanese. Il senso di colpa lo abbiamo se ci corichiamo troppo presto. C'è un meraviglioso racconto di Achille Campanile sul tema.

Ovviamente la mattina dopo bisogna svegliarsi e lo facciamo, maledicendo il lavoro e gli appuntamenti, i ritardi e il traffico. Ma la cosa più assurda è che spesso abbiamo tirato tardi mica per una festa a Villa Grazioli o per un pellegrinaggio al Divin Amore, ma così, fuori da un ristorante, seduti ad un caffè già chiuso, che ci continuiamo a ripetere "andiamo va..", tipo la fine di Aspettando Godot.

Addirittura a casa, da soli. Riusciamo a vedere un film d'epoca senza sonoro su telecicoria, o la replica di qualche programma idiota. Per vedere come va a finire... Poi ci mettiamo a leggere, e, finalmente, crolliamo. Nel cuore della notte. Ditemi che non è vero. Vi prego. Voi a che ora spegnete la luce?

O il cellulare (se lo spegnete).

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