Il Guarracino che andava per mare porta a Roma il profumo di Mar Mediterraneo

Il Guarracino che andava per mare profuma di Mar Mediterraneo e gli stimoli innamorati del nuovo libro di artista che reinterpreta i versi della canzone settecentesca.

Dall'immenso mare dell'arte di nutrirsi di stimoli e contaminazioni, a quello mediterraneo che lambisce le nostre esistenze senza lesinare un crogiolo di culture e contraddizioni, arriva a Roma Il Guarracino che andava per mare.

La ben nota avventura amorosa di un pesce piccolo (e neanche tra i più bellini e commestibili del nostri anbissi marini) per una sardella già fidanzata ad un tonno, ma tanto audace e sfrontato da innescare una battaglia per averla.

Uno straordinario pesce protagonista settecentesco dei 182 versi della Canzone del Guarcino, di autore ignoto e opere ispirate che non hanno tardato ad estendersi ben oltre i versi e i mari partenopei.

Lu Guarracino che gghìeva pe' mmare Il guarracino che andava per mare
teneva voglia de se 'nsurare. aveva voglia di sposarsi.
Se mettette nu bello vestito Si mise un bel vestito
de scarde e de spine, pulito pulito... di squame e di spine, pulito pulito...

Un pesce andato per mare che ha raggiunto la capitale, e le opere originali di diversi artisti che ci vivono come Massimo Nota, meglio conosciuto come Notamax, insieme a quelle di Anna Maglio, Alessandro Nocentini, e Daniela Pergreffi, che accompagnano il testo di Raffaele La Capria nel nuovo libro d'artista, pronto a farne proseguire il viaggio.

Il Guarracino che andava per mare - Madsimo Nota (notamax)

Un libro ideato e realizzato dagli editori artigiani di Ilfilodipartenope, presentato oggi alle ore 19.00 allo Spazio Ducrot (via d'Ascanio 8/9), con l'intervento di Raffaele La Capria e Silvio Perrella, gli artisti, l'intermezzo musicale di Luigi Caizzi e ovviamente il profumo di Mediterraneo che potrebbe restarvi addosso per un bel po'.

Per i non partenopei e gli sprovvisti di 'traduttori madrelingua' metto anche la traduzione.

Il guarracino che andava per mare
aveva voglia di sposarsi.
Si mise un bel vestito
di squame e di spine, pulito pulito.
Con una parrucca tutta imbottita
di ziarelle arrotolate,
con lo sciabò, scollo e polsini
di punto inglese, fino fino.
Con i calzoni di reti di fondo,
scarpe e calze di pelle di tonno
e mantella e mantellina
di alghe e peli di voje marine,
con bottoni e bottoniere
di occhi di polipi, seppie e fere.
fibbie, spada e fiocchi ricoperti
di nero di seppia e fette d'occhiata,
due belle catene
di polmoni di conchiglie,
un cappello gallonato
di codini di alucce salate.
Tutto schizzinoso e ben stirato
faceva il damerino,
girava quà e là
la fidanzata per trovarsi.
La Sardella al balcone
stava suonando il calascione
e a suono di trombetta
cantava questa arietta:
"O larello o marellena
e la figlia della zia Lena
ha lasciato il fidanzato
perché niente gli ha regalato!"
Il guarracino che la guardò
della sardella si innammorò,
se ne andò dalla Bavosa,
a più vecchia maliziosa.
Le diede una bella mancia
per mandarle un messaggio.
La bavosa pissi pissi
grasso e tondo glielo disse.
Nel sentirla, la sardella
arrossì
e per la vergogna che la prese
sotto uno scoglio si infilò.
Ma la vecchia bavosa
subito disse: "Ah schifiltosa,
in questa maniera non trovi un partito,
in gola ti resta il marito!"
Se hai voglia di piazzarti,
tante smorfie non devi fare:
fuori lo charme e via la timidezza,
anima e cuore, faccia tosta!
Ciò sentendo, la zia Sardella
s'affacciò alla finestrella
fece gli occhi dolci
all'ingolosito innamoratello.
Ma la patella, che stava appostata,
la chiamò "faccia tosta,
traditora, svergognata,
senza parola e malnata,
perché aveva piantato il Letterato,
primo e antico fidanzato
Di carriera da questo andò
e ogni cosa gli disse.
Quando la sentì il poveretto
se lo prese Farfariello! (un demonietto),
andò a casa, s'armò di rasoio,
si caricò come un mulo
di schioppi, di spingarde,
polvere, palle, stoppa e schegge,
quattro pistole e tre baionette
in tasca si mise.
Sulle spalle settanta colubrine,
ottanta bombe e novanta cannoni
e come Guappo Uallarino
andava cercando il Guarracino.
La sfortuna volle
che in mezzo la piazza lo incontrò
L'afferra per il cravattino
e poi gli dice: "Ah malandrino
tu mi levi la fidanzata
e prenditela questa bastonatura!"
Tuffete taffete a milioni
gli dava paccare e secuzzune
schiaffi pugni e perepesse
scuppulune fecozze e cunnesse
scerevecchiune e sicutenosse
e gli pesta ossa e cartilagini!
E vediamo che al rumore
parenti e amici uscirono fuori
chi con mazze coltelli e coltellini
chi con spade spadone e spadini
quello con sbarre, questo con spiedo
chi con ammennole e chi con antrito
chi con tenaglie chi con martelli
chi con torroni e salamini!
Padri, figli, mariti e mogli
s'azzuffarono come fiere
a milioni accorrevano a frotte
di questa fazione e di quella i pesci!
Quante ne vedesti di sarde e di alose
di palamiti e raje pietrose
saraghi dentici e occhiate
scurmi tonni e letterati
pesci palombo e pescatrici
scorfani cernie e alici
mucchi ricciole musdee e mazzoni
stelle alucce e storioni
merluzzi vongole e murene
capodogli orche e balene
capitoni aguglie e aringhe
cefali cocci tracine e tinche
triglie tremmole trotte e tonni
fichi cipolle laùne e rotondi
polipi seppie e calamari
pesci spada e stelle di mare
pesci palombo e pesci martello
boccadoro e cicinielli
testa di chiodo e guarracini
cannolicchi ostriche e angine
vongole cocciole e patelle
pescecani e granchietti
marvizzi marmure e bavose
vope pregne, vedove e spose
spìnole spuònole serpi e sarpe
scalze con zoccoli o con scarpe
paguri gamberi e aragoste
vennero perfino con le diligenze!
Capitoni sauri e anguille
pesci grossi o piccini
d'ogni ceto e nazione
di tutte le taglie!
Quante botte mammamia
che si davano alla cieca!
A centinaia le barrate
a milioni le pietrate,
morsi e pizzichi a bilioni,
a diluvio i secuzzoni
non vi dico che vivo fuoco
si faceva per ogni luogo!
Tetettè quà pistolettate
tattattà là schioppettate
tuttuttù quà le colubrine
bubbubbù là i cannoni!
Ma di cantare sono stanco
e mi manca ora il fiato
perciò datemi licenza
grazioso e bel pubblico
Permettete che beva "un terzino"
alla salute di lui e di lei
sennò mi si secca il gargarozzo
svuotandosi il polmone!

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