Roma arDente: U Maxela a Borgo


Se questa macelleria-ristorante, luogo originale e atipico anche per la cosmopolita e scafatissima (almeno quando si tratta di magnà) Roma, potesse parlare, certamente parlerebbe la lingua di De Andrè, come si capisce già dal nome, che in dialetto genovese significa semplicemente ‘Il macellaio’. Attenti, però, a pronunciarlo nella maniera corretta: la x, infatti, si legge come fosse una j un po’ più strascicata.

Ecco svelata, dunque, la vera vocazione di questo localino ricavato nelle cantine di un bel palazzo di Borgo Vittorio, che si presenta al pubblico con un ambiente rustico, simile alle tripperie genovesi (ma la trippa non è nel menu) e che del capoluogo ligure ha reminiscenze nelle proposte di antipasti e primi, oltre che nella lingua in cui è scritto il menu alla carta.

Spendiamo due parole su questo menu: più che uno strumento di consultazione per la scelta del pasto, è una vera e propria lettura (anche illustrata) molto interessante per capire meglio la filosofia del locale e cosa si sta per mettere sotto i denti così da non incorrere in eventuali sgradite sorprese: per questo è tradotto anche in inglese (siamo pur sempre a due passi da San Pietro) e corredato da simpatiche immagini come quella che spiega il giusto grado di cottura della carne.

Il macellaio di cui stiamo parlando, altro non è che la filiale romana di un franchising o, se preferite, di una catena in cui poter gustare hamburger e carne al taglio, prevalentemente di bovino, e a giudicare dalla folla che vi abbiamo incontrato, è un posto molto conosciuto anche dalla clientela della Capitale, che lo preferisce di gran lunga a Mc Donald’s o T-Bone station.

Mentre vi sistemate nel colletto un bel canovaccio da cucina che sostituisce il tovagliolo, decidete se introdurre la vostra cena con una specialità tipica o buttarvi subito sulla ‘ciccia’. Noi avevamo scelto una variante della focaccia di Recco con pesto, ma il povero cameriere aveva capito un bel piatto di trenette, ovviamente al pesto, che ci sono arrivate a tavola belle fumanti e abbondanti. Poco male, si mangia tutto.

I secondi non sono della tradizione e noi preferiamo la tagliata: c’è chi la gusta con cipolle rosse agrodolci (la migliore), chi semplice con aglio olio e misticanza, chi prova l’esotico sapore della salsa di vino rosso, aromatizzata con mele e cannella. Al contrario dei primi, i secondi arrivano in piatti un po’ scarsini.

La nota dolente della serata è il servizio: lunga attesa tra i primi e i secondi e piatti che non arrivano tutti insieme, tanto che io avevo praticamente finito quando è arrivata la tagliata degli altri commensali. Peccato incorrere in queste cadute di stile cui si potrebbe rimediare con poco sforzo, ma che spesso fanno la differenza.

In chiusura di pasto dividiamo un dolce di latte fritto (tipo dulce de leche sudamericano) talmente zuccherino da far alzare la glicemia solo a guardarlo, ma abbastanza buono. Con acqua gassata e due calici di vino della casa (non c’è molto da scegliere), spendiamo 70 euro in 3.

Maxelâ Roma
Borgo Vittorio, 92
00100 ROMA
Tel. +39 06 68804299
roma@maxela.it

Foto | Flickr

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