Parco del Pineto: una dichiarazione d'amore


Si scende lungo un sentierino in discesa, lasciandosi alle spalle un'area cani ed un polveroso campo da calcio abbandonato che sarebbe piacerebbe tanto a Fellini. Poi, passando sotto un tunnel, quasi un confine magico tra il mondo urbanizzato e la natura, si entra in un bosco selvaggio dal nome leggendario, "valle dell'Inferno", caratterizzato da quercie da sughero, felci, ruscelli, il rosso tufo tutto intorno, volpi, rane e, qualcuno li ha visti, gnomi e folletti...

A Roma ci sono tante aree verdi. Ma una lunga passeggiata nel parco del Pineto, tra la Balduina e Pineta Sacchetti, è un'esperienza quasi onirica, che stordisce i sensi e placa l'anima. Non solo perchè il suo bosco (foto nella gallery che segue), seppur più piccolo di altri come quello di villa Ada, a tratti è davvero selvaggio. Ma anche perché è raro passare in pochi istanti dall'assordante caos del traffico, al silenzio quasi totale, dove gli unici rumori sono quelli del vento sulle foglie, dello scorrere di un piccolo ruscello e dell'eco di una sirena in lontananza, che ci fa apprezzare ancora di più lo stacco con la città.

Incastonato tra i due quartieri di Roma nord appena citati, e quasi confinante con il vicino parco dell'Insugherata con cui condivide la presenza delle quercie da sughero, il Pineto si può dividere in tre macro aree. Quella appena oltre la strada, alla Balduina, proprio dove fu girata una scene iniziali de "Il sorpasso", è una zona attrezzata per i bimbi ed i cani. Ci sono poi i verdissimi boschi, spezzati da nascoste radure paradisiache, da ruscelli frequentati da bisce e rospi e da collinette di terra rossa. Ed infine c'è l'area all'aperto sulle colline che portano verso Pineta Sacchetti, vere e proprie praterie di erba altissima e spighe con una vista spettacolare su Roma nord e sulla cupola di San Pietro. Qui venne girata una delle scene finali di Roma città Aperta.

Il capolavoro di Rossellini si chiude con una scena drammatica, quella in cui Don Pietro, il cui volto era quello di Aldo Fabrizi, viene fucilato dai nazisti. Il luogo dove venne girata è proprio l'estremità di una collinetta del Pineto che affaccia su valle Aurelia, in cima ad una delle due ultime ciminiere che caratterizzavano un tempo questa zona.

Il nome valle dell'Inferno deriva proprio da questa antica presenza. Anticamente, tra fine 800 ed inizio 900, nella parte sud del Pineto erano presenti e funzionanti 18 fornaci che riempivano di fumo la vallata evocando immagini spettrali. Le fornaci erano utilizzate per la fabbricazione di mattoni, laterizi, embrici e campigiane. Oggi non funzionano più e le uniche due rimaste in piedi sono l'ultima testimonianza dell'epoca in cui al posto del meraviglioso bosco c'erano industrie pesanti e proletariato urbano.

Il Pineto merita una visita, senza dubbio. Se vi piace il verde, se amate perdervi tra sentieri appena tracciati in mezzo ad alberi ed animali selvatici, non potete rimanere insensibili!... Ps: una raccomandazione per non confondersi: Pineto, non Pigneto. Roma nord ovest, non Roma Est...

Foto del parco del Pineto di Roma

Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma
Foto del parco del Pineto di Roma

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