Toccata e fuga a Repubblica

Torno a parlare della metropolitana perché periodicamente si rivela come luogo ideale per conoscere tipi curiosi. Una mia collega mi aveva raccontato tempo fa che alla fermata di Repubblica scende un uomo sulla quarantina, dagli abiti un poco trasandati come pure l'aspetto. Fa di corsa le scale mobili in barba a chi sostiene che si debba rimanere fermi per non rompere i fragili meccanismi; quindi, arrivato all'altezza in cui finisce il soffitto obliquo, si volta, fa un saltello e tocca con la punta delle dita il bordo impolverato. Sempre. Poi, visibilmente soddisfatto, borbotta qualcosa e fila via.

Lunedì mattina, intorno alle undici, ho avuto la fortuna di assistere personalmente alla scena e di vincere lo scetticismo. Il tipo esiste, assomiglia a Giovanni Lindo Ferretti e lascia il segno del suo passaggio con la mano destra, come mi avevano raccontato. Tic, superstizione, simbolismo: non ho chiara la causa di questo gesto. Forse un innocuo squilibrio. Una conseguenza mi è però chiarissima, e cioè la curiosità che ho di saperne di più.

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