Gita fuori porta: a Poggio Moiano per la sagra dell’asparago

Profumate e saporite le ‘sparagole’ sono protagoniste della tavola di primavera

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Se all’alba, aggirandovi per boschi e lungo pendii scoscesi vi capita di imbattervi in massaie e volontari con grandi ceste sotto un braccio e lunghi bastoni nell’altro, non vi preoccupate: non si tratta di maniaci (quelli forse siete voi a girare nei boschi a quell’ora!) bensì di appassionati alla ricerca dei pregiati asparagi selvatici che anche quest’anno - come accade da 25 – saranno celebrati nell’omonima sagra a Poggio Moiano.

Siamo nel cuore della Sabina, la stessa dove si fa l’olio buono, che con il suo inconfondibile aroma arricchirà tutti i piatti nel menu della sagra, che declina l’asparago dall’antipasto al dessert. Si tratta di una verdura difficile da trovare, perché cresce di preferenza sotto le rocce e nei crepacci, ma l’inebriante gusto che sprigiona tra denti e palato ripaga in un attimo da tutte le fatiche della ricerca.

Per quest’edizione, poi, in attesa dei Mondiali di calcio in Brasile, cadendo a un mese esatto dall’inizio della manifestazione sportiva, la sagra è stata abbinata dagli organizzatori a una perfetta festa brasiliana, con tanto di balli carioca, sfrenati ritmi di samba e vorticose esibizioni di capoeira a cura del gruppo Topazio di Rieti. Inoltre, questo weekend non si dimentica la natura, con la possibilità di fare escursioni nel vicino Parco nazionale dei Monti Lucretili, a piedi, a cavallo o in 4x4. Solo domenica, invece, la cicloturistica in mountain bike e il raduno delle majorettes.

Infine, per chi non può farne a meno (non sia mai che vi vadano di traverso gli asparagi per questo motivo!) un po’ di storia: le prime tracce di Poggio Moiano appaiono in un documento datato 1083, che fa pensare fosse in origine un insediamento di boscaioli; da feudo divenne poi castrum attribuito all’Abbazia di Farfa e passò di mano in mano tra le più grandi famiglie romane: dagli Orsini ai Savelli, dai Borghese ai Torlonia.

Dal punto di vista artistico, infine, non perdetevi l’edicola campestre di Santa Liberata, proprio all’ingresso del paese, meta di pellegrinaggio in epoca antica perché la Santa era ritenuta la protettrice dei bambini affetti da gravi malattie; poi ci sono il castello e tante chiese degne di nota come quelle di San Martino, San Sebastiano e Sant’Anna o la parrocchiale dell’Immacolata Concezione e San Giovanni Battista.

Foto | bbearnes

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